Scafi affusolati come stiletti, di un’eleganza sconosciuta alle attuali barche da regata. Allora erano soprattutto le ʽclassi metriche', una denominazione tecnica adottata per mettere su un piano di parità scafi nati dalla fantasia dei progettisti con l’obbedienza ad una regola comune. In effetti fino ai primi anni del ‘900, le regole di stazza non erano molto apprezzate dagli armatori tanto che perfino i cantieri del tempo avevano orientato il loro lavoro verso barche più inclini alla crociera.
Così, proprio per eliminare il disagio generale del mondo marinaro di allora, nel gennaio 1906 viene convocata a Londra una riunione di tutte le associazioni veliche europee. Nasce così la Stazza Internazionale fondata su una formula matematica composta di tante misure quali lunghezza, larghezza, dislocamento, superficie velica e altri parametri più tecnici e la somma derivante veniva divisa per il coefficiente matematico fisso che, dopo varie correzioni negli anni, nel 1933 veniva fissato in 2,37.
Il risultato in metri classificava, quindi, l’appartenenza di quello scafo alla classe 8 metri, come Aria presente al prossimo Raduno per esempio, pur vantando una dimensione anche notevolmente maggiore. Erano nati gli 8 metri stazza internazionale, i 6 metri o i 12 metri che, fino a non molti anni fa, disputavano la Coppa America.
Quelle barche che hanno regalato notti insonni a tanti appassionati, in realtà avevano una lunghezza di 18/19 metri. Ovviamente le loro definizione dipendeva, appunto, dalla regola di stazza. La stazza internazionale, insomma, era fondamentalmente il modo per dare possibilità ai designer di sperimentare soluzioni nuove, di liberare la loro fantasia progettuale per mettere in acqua lo scafo migliore e diverso da altri mettendolo, però, su un piano di parità dal punto di vista prestazionale. Era il modo, appunto, perché vincesse davvero il migliore, a terra e in mare.














