Accerchiato il carcere di Imperia per una protesta dei 62 detenuti: oltre 100 carabinieri e guardie giurate in grande allerta per un'intera giornata e sino a notte fonda.
Dopo essersi rifiutati di rientrare nelle celle, i reclusi hanno tentato di salire sui tetti. A questo punto, le cellule fotoelettriche hanno illuminato a giorno la zona. L'obiettivo dichiarato impedire eventuali tentativi di evasione. Tutto, per fortuna, si è risolto alla fine in modo pacifico ma ansia e paura l'hanno fatto da padroni per ore e ore. I sessantadue detenuti del carcere imperiese hanno inscenato una manifestazione di protesta che si è protratta dalle 13 sin quasi alla mezzanotte. Undici lunghissime ore durante le quali la casa circondariale è stata circondata da oltre un centinaio tra di carabinieri, agenti di custodia, vigili del fuoco.
A manifestazione conclusa, decisivo è stato il colloquio tra i rappresentanti dei detenuti e le autorità carcerarie, la situazione si è completamente normalizzata. L'azione di protesta era iniziata dopo una lite fra gli stessi detenuti, conclusasi con l'allontanamento di uno di loro. Le autorità del carcere, resesi conto della tensione, avevano subito dato l'allarme e l'edificio veniva circondato da un discreto numero di carabinieri. All'interno i detenuti avevano intanto fatto pervenire alla direzione alcune richieste fra cui quella di avere ognuno una cella personale, cosa del tutto impossibile perché l'edificio ha soltanto una trentina di locali per oltre sessanta detenuti. Chiedevano, inoltre, di trattare direttamente con un maresciallo, forse solo un espediente con l'intento di procurarsi un ostaggio.
Le autorità hanno deciso di adottare una tattica elastica, cercando di non arrivare a irrigidimenti che avrebbero potuto provocare reazioni clamorose. La situazione si è comunque aggravata intorno alle 20, quando i detenuti hanno rifiutato di ritornare nelle proprie celle: sul posto sono così convenuti, assieme al sostituto procuratore della Repubblica, Antonio Penco, anche il questore, Campenny, e il comandante provinciale dei carabinieri, colonnello Manfredonia. Da Sanremo e da Ventimiglia erano stati nel frattempo affluiti nella zona altri rinforzi dell'Arma. Numeroso il pubblico di curiosi che si è assiepato lungo le strade limitrofe al carcere.
Per non esasperare gli animi, veniva annunziato ai detenuti l'imminente arrivo del dottor Maira, ispettore generale delle carceri di Piemonte e Liguria, e del dottor Vicari, direttore delle carceri di Fossano e di Imperia. Il momento di maggior tensione alle 23, quando una guardia ha segnalato che alcuni detenuti erano riusciti ad affacciarsi sul tetto, non prima di aver spostato alcune tegole, facendo pertanto temere un tentativo di evasione A questo punto, i vigili del fuoco hanno illuminato a giorno il tetto e la zona circostante. Ciò ha contribuito, unitamente alle assicurazioni ricevute dai detenuti dopo un colloquio chiarificatore con le autorità carcerarie, a calmare gli animi: poco dopo tutti sono rientrati volontariamente nella propria cella e verso mezzanotte la calma è ritornata. In mattinata l'ispettore Maira ha ricevuto i rappresentanti dei detenuti e ha esaminato le loro richieste, accettando quelle plausibili, in primis la possibilità di tenere le radioline in cella, poi l'eliminazione di alcuni ostacoli che rendevano difficile giocare al pallone in cortile durante le ore d'aria, infine il trasferimento di tre detenuti in altre strutture dopo la loro richiesta.














