L'Amministrazione Scajola mostra con chiarezza la propria posizione: stop al cemento, ovvero all’installazione di strutture fisse sulle banchine del porto di Oneglia. Una scelta che, al di là dei tecnicismi amministrativi, rischia di incidere profondamente sul futuro del porto, delle sue attività storiche e dell’occupazione.
A rendere ufficiale l’orientamento della maggioranza è stata la commissione consiliare riunitasi nella mattinata di oggi, venerdì 25 luglio a Palazzo Civico, una sorta di anticipo della discussione prevista in consiglio comunale per martedì 29 luglio. Presenti in sala anche i camalli della Maresca, insieme a Bruno Rossi, sindacalista del porto di Genova, i cui tentativi di intervento ha costretto più volte il presidente della commissione, Daniele Ciccione, a intervenire . A illustrare la pratica il vicesindaco e assessore all’urbanistica Giuseppe Fossati che ha inizialmente tentato di sminuire la portata politica del provvedimento. “La delibera non cambia le funzioni del porto – ha spiegato – ma specifica che non sono previste strutture fisse, in modo da non vincolare la banchina a usi che potrebbero compromettere future attività”.
Ma l’interpretazione non ha convinto l’opposizione. Lucio Sardi, capogruppo di AVS, ha parlato di “scelta incoerente”, sostenendo che senza strutture fisse “nessuna attività portuale può sopravvivere”. “Il charter è già sparito – ha aggiunto – e questa è la strada per far andare via anche chi è rimasto”. Ivan Bracco (PD) ha chiesto il ritiro della delibera e l’apertura di un tavolo di confronto sulla base di un documento presentato: “Questa non è solo una questione politica – ha detto – ma una decisione che rischia di compromettere il futuro della città”. olto critico anche Edoardo Verda (PD): “Questa pratica, presentata come tecnica, ha in realtà un impatto sostanziale: interviene sull’attuale assetto del porto e, di fatto, lo svuota”.
A evidenziare alcune implicazioni della delibera in votazione martedì prossimo è stato Luciano Zarbano, capogruppo di Imperia senza padroni. Secondo Zarbano, “ci troviamo di fronte a una modifica che, pur definita di dettaglio, incide radicalmente sulla natura del porto”. Le critiche non si limitano all’aspetto tecnico: si sottolinea l’assenza di una valutazione sull’impatto socioeconomico, il mancato coinvolgimento delle realtà portuali e cittadine, e i rischi legati a un uso provvisorio e poco pianificato delle banchine. “Così si rinuncia a una visione di lungo periodo – ha affermato – e si mette in difficoltà una compagnia portuale che, fino ad oggi, ha garantito lavoro e continuità operativa”.
Il clima, insomma, è teso. Da una parte la Giunta difende la scelta come misura di prudenza e flessibilità urbanistica, dall’altra opposizione, sindacati e operatori vedono in questa delibera un pericoloso segnale di disimpegno verso la funzione storica e produttiva del porto di Oneglia. Tutti gli occhi sono ora puntati sulla seduta del consiglio comunale del 29 luglio, dove si deciderà il destino di una delibera che – se approvata – potrebbe segnare una svolta profonda, forse irreversibile, per l’identità portuale della città.














