Imperia, inizio estate 1977. Il presidente dell'Ept (Ente provinciale del turismo), Andrassy Falciola, parte in quarta e si fa paladino della crociata contro la legge regionale che vieta l'apertura dei negozi nei giorni festivi o con orario prolungato alla sera nei feriali.
"La Regione non ha capito nulla - spiega Falciola - quando ha equiparato l'economia di Genova, Savona e La Spezia, città tipicamente industriali, a quella di Imperia che ha una larga componente turistica, tanto da essere sede di una grossa azienda di soggiorno".
L'intervento di Falciola va in qualche modo a recepire le tante istanze avanzate da numerosi commercianti imperiesi, soprattutto di Porto Maurizio, che chiedono di essere autorizzati a tenere aperti i negozi alimentari "almeno il mattino della domenica e dei giorni festivi durante i mesi estivi" mentre i negozianti di generi d'uso, abbigliamento e calzature vorrebbero una protrazione dell'orario serale. La richiesta è più forte nei rioni tipicamente balneari e turistici quali Borgo Marina, Foce, Prino.
"Almeno due motivi sono fondamentali e dovrebbero convincere la Regione e il Comune di Imperia ad accettare questa dilatazione degli orari - confermano i sindacati del commercio - nel rione della Marina l'attività al dettaglio si sveglia quasi esclusivamente in estate, assurdo che si debba tenere chiuso alla domenica e nelle ore serali. Soprattutto guardando i comuni vicini, come per esempio Diano Marina e Alassio, dove invece sono aperti. In questo modo si perdono solo clienti".
L'avvocato Valeriano Pittaluga, presidente dell'Azienda di soggiorno imperiese sbotta: "Sino a pochi anni fa - dice - i commercianti nicchiavano quando l'Azienda di soggiorno insisteva per l'apertura festiva e serale. Ora sono loro, toccati dalla crisi, che lo chiedono: non sarà certo l'Azienda a tirarsi indietro. Appoggeremo le loro richieste".














