La questione delle infrastrutture nel Ponente merita una riflessione seria, che vada oltre le polemiche del momento e la consueta ricerca del colpevole di turno.
Sul banco degli imputati c’è una intera classe politica, anzi, direi di più: la classe dirigente degli ultimi trent’anni. Quella che affonda le proprie radici nel crepuscolo della Prima Repubblica e che, durante la Seconda, ha saputo consolidare posizioni, moltiplicare incarichi tra carte di credito a fisarmonica e poltrone sempre più saldamente occupate. Una classe dirigente che ancora oggi, con crescente fatica, continua a salire sui palchi, riproponendo volti e linguaggi di una stagione che sembra non voler tramontare mai.
Intendiamoci: se a Imperia la gerontocrazia è ancora al potere, la responsabilità non è soltanto di chi occupa da decenni le posizioni di comando. Una parte di colpa è anche della mia generazione, che ha fallito il proprio appuntamento con il ricambio e si ritrova, quando va bene, relegata in posizioni di retroguardia. Abbiamo criticato, contestato, auspicato cambiamenti, ma evidentemente non siamo stati capaci di costruire un'alternativa credibile e di conquistare gli spazi necessari per realizzarla.
E allora veniamo al punto: quali sono le grandi opere realizzate sul territorio del Ponente ligure negli ultimi trent'anni che meritino davvero di essere ricordate e tramandate ai posteri? La risposta, almeno per ora, è piuttosto sconfortante. L'unica infrastruttura che può essere ricordata come una realizzazione di portata storica resta l'autostrada. E non è certo poco, se si considera quanto abbia inciso sullo sviluppo e sui collegamenti del territorio.
In questo contesto, il compianto onorevole democristiano Manfredo Manfredi meriterebbe almeno un bassorilievo. Un riconoscimento simbolico per una stagione politica nella quale, al di là delle appartenenze e delle valutazioni di merito, si riuscivano a esprimere figure capaci di interpretare il ruolo della rappresentanza territoriale con ben altra incisività.
Di politici del suo livello, purtroppo, però, sembra essersi perso lo stampo.






