(Adnkronos) - "Il presidente Mattarella ha tracciato una linea netta: la scienza non si piega alle fake news e la salute pubblica non si sacrifica sull'altare del consenso politico". Così sui social l'infettivologo Matteo Bassetti, dopo le parole del capo dello Stato al Quirinale durante le celebrazioni de 'I Giorni della ricerca'.
"Chi ha difeso i medici no-vax e legittimato la disinformazione, arrivando a occupare ruoli di vertice nelle istituzioni sanitarie, oggi - scrive Bassetti - dovrebbe assumersi le proprie responsabilità. Per coerenza, le dimissioni sarebbero un atto dovuto. La sanità pubblica merita rispetto, non propaganda".
Sul tema l'esperto, professore di Malattie infettive all'università di Genova e direttore della Cinica di Malattie infettive all'Irccs ospedale policlinico San Martino del capoluogo ligure, posta anche una dura reazione all'approvazione - nei giorni scorsi alla Camera - dell'articolo 8 del Ddl professioni sanitarie, in cui è prevista la possibilità di reintegro per i medici radiati a causa di posizioni anti-vaccino durante la pandemia di Covid. "Alla Camera - scrive Bassetti - l'articolo 8 passa con 126 sì e 113 no. Decisivi gli 8 voti di Futuro Nazionale, il movimento di Roberto Vannacci, che rivendica il proprio ruolo nel salvare la norma sui sanitari radiati durante la pandemia. Un segnale politico chiarissimo: Vannacci fa pesare i suoi voti e trasforma una questione di salute pubblica in una prova di forza nella maggioranza. Ma la salute non è merce di scambio elettorale", ammonisce il medico. "Le sanzioni ingiuste si possono riesaminare - precisa - ma la scienza non si piega alle convenienze e la disinformazione non può diventare una linea politica. La politica buona sta dalla parte dei cittadini, di chi cura e delle evidenze scientifiche. Non dalla parte delle fake news per conquistare consenso. La verità scientifica non si decide a maggioranza".
"Il voto alla Camera sul reintegro dei sanitari contro la scienza segna uno dei punti più bassi della politica di governo degli ultimi anni", rincara Bassetti in un altro post. "L'articolo 8" del Ddl professioni sanitarie, "che apre una procedura straordinaria per consentire ai medici radiati durante la pandemia di chiedere la reiscrizione agli albi, passa con 126 sì e 113 no. Tredici voti di scarto. Una maggioranza divisa, Forza Italia che si sfila e Futuro Nazionale che rivendica di aver salvato la norma con i propri 8 voti. Dietro questi numeri c'è una domanda inquietante: quanto vale la responsabilità scientifica quando entra in conflitto con la convenienza elettorale? Nessuno contesta il diritto di riesaminare sanzioni ingiuste - chiarisce l'infettivologo - Ma una cosa è garantire procedure eque, un'altra è lanciare un segnale politico a chi ha trasformato il rifiuto dei vaccini e la sfiducia nella scienza in una bandiera identitaria".
"Durante la pandemia - continua l'esperto - medici e infermieri hanno combattuto negli ospedali, spesso mettendo a rischio la propria vita. Milioni di cittadini hanno rispettato regole difficili, affidandosi alle evidenze disponibili. I vaccini hanno contribuito a salvare vite e a ridurre le forme gravi della malattia. Tutto questo non può essere liquidato per strizzare l'occhio a un elettorato alimentato, in parte, da teorie infondate e disinformazione. La scienza può sbagliare, ma si corregge con i dati, non con le convenienze politiche. E la responsabilità professionale non può diventare negoziabile ogni volta che serve conquistare consenso. Un Governo può dialogare con tutti, anche con chi è contrario ai vaccini. Ma se, per compiacere una parte del proprio elettorato, finisce per indebolire il messaggio di fiducia nelle evidenze scientifiche, allora deve spiegare quali principi stia davvero difendendo".
"Non si può governare un Paese mettendo sullo stesso piano la conoscenza scientifica e la disinformazione", incalza Bassetti. "Non si può guidare la sanità pubblica strizzando l'occhio a chi nega le evidenze da cui dipendono decisioni che riguardano la vita delle persone. La politica buona è quella che ha il coraggio di stare dalla parte della scienza, dei cittadini e di chi ogni giorno cura gli altri. Non quella che sacrifica la coerenza sull'altare del consenso. Perché la salute - ripete il medico - non è una merce elettorale. E la verità scientifica non si decide a maggioranza".






