Dalla tormentata Palestina alla tranquillità della Riviera dei Fiori: il Comune di San Lorenzo al Mare “adotta” simbolicamente due bambini palestinesi, ospiti di un campo profughi, che potranno così venire a trascorrere un breve periodo di vacanza in Liguria. A prendere l'iniziativa, primo in Liguria, è stato il consiglio comunale della località costiera, aderendo al progetto Salaam, ragazzi dell'olivo, promosso in campo nazionale dall'Arci Ragazzi e dall'Agesci, associazione guide e scout cattolici italiani per l'affidamento a distanza di ragazzi palestinesi bisognosi di assistenza.
Franco Bianchi, assessore ai Servizi sociali, spiega che “abbiamo seguito l'esempio del Comune di Venezia, che lo scorso luglio aveva deciso di 'adottare' temporaneamente dieci bambini. Le nostre risorse finanziarie sono ovviamente inferiori, e non ci consentivano uno sforzo analogo. Abbiamo però deliberato di versare 200 mila lire al mese per due anni, allo scopo di aiutare un paio di bambini”.
La somma sarà depositata sul conto corrente aperto presso la Bnl. Il denaro servirà per garantire la sopravvivenza dei due giovani e la loro formazione: potranno giocare e studiare, essere curati e fare sport, ma restando nelle loro case, e nel loro paese. “Si tratta di un aiuto concreto e diretto. Sapremo chi sono i due ragazzi, potremo metterci in contatto con loro ed anche invitarli qui”.
Il progetto Salaam, ragazzi dell'olivo prevede che il denaro venga consegnati personalmente agli interessati. La rosa dei nomi sarà fornita da un Comitato di Garanti, che assicurerà la non emarginazione di alcuni ragazzi rispetto ad altri e la trasparenza dell'operazione. “Poiché sono i più esposti alle conseguenze di una situazione di cui non hanno colpa, l'affidamento riguarda ragazzi che si trovano in particolare stato di bisogno a causa delle condizioni familiari, sociali e politiche, oppure colpiti nel fisico, malati o disabili”, sottolineano i responsabili di Arci Ragazzi e Agesci. “Troppi palestinesi, a causa delle guerre, hanno dovuto nascere e crescere nei campi profughi - proseguono – e quelli rimasti nei territori occupati sono al limite della sopravvivenza, privi di qualsiasi tutela. A essi, dal 1967, sono negati, non solo una vita normale, ma anche i diritti fondamentali: alla vita (molti sono condannati alla povertà dalla fame), alla salute (negli ospedali pubblici si accettano solo ricoveri a pagamento) e all'istruzione (molte scuole sono state chiuse nel dicembre dell'87)”.






