Ho aspettato a intervenire perché speravo che la discussione trovasse da sola la strada del confronto sul merito. Oggi non si parla più soltanto di isola pedonale: il rischio è che diventi uno scontro politico, e che a farne le spese siano i cittadini e i commercianti.
Parlo con la libertà di chi oggi non amministra, ma con l'esperienza di chi ha dedicato vent'anni alla vita pubblica, tra incarichi comunali e sovracomunali. Conosco la storia di Pieve di Teco, le sue divisioni e il lavoro necessario per superarle. Quando si è trattato di costruire una lista unitaria, ho messo a disposizione la mia esperienza, insieme a molti altri, compreso il dottor Paolo Ceppi, perché credevo che il paese venisse prima delle appartenenze. Oggi vedo il rischio che quel lavoro vada disperso.
Al sindaco vorrei dire che amministrare significa anche ascoltare. Un'idea non è un progetto e un annuncio non è un provvedimento. Per quanto risulta, non è stato presentato un progetto organico né adottato alcun atto che istituisca l'isola pedonale. Esistono le dichiarazioni del sindaco e le raccomandazioni dei Borghi più belli d'Italia, che indicano una direzione ma non impongono una chiusura. Chiudere il corso per l'Expo o per un raduno di auto d'epoca è una cosa; cambiarne stabilmente la viabilità è tutt'altra.
Un progetto serio deve dire come funzioneranno la sosta, le consegne ai negozi e l'accesso per gli anziani, con tempi e costi certi. Intanto si è acceso un mutuo da 300 mila euro per il parcheggio e si parla di una pedonalizzazione graduale dopo Natale. Sono domande concrete, e meritano risposte altrettanto concrete.
Il sindaco ha definito la scelta "ineludibile" e le proteste "immotivate". Non condivido. Nessuna decisione è inevitabile prima di essere spiegata, e cinquecento firme in due settimane sono un segnale da ascoltare, non da liquidare. Un sindaco deve essere presente, spiegare le proprie scelte e guidare in prima persona i progetti che propone. Le aspettative riposte in questa Amministrazione erano altre e, su questo metodo, sono state in parte deluse.
A chi contesta vorrei dire che il dissenso è legittimo, e le preoccupazioni di chi vive e lavora sul corso vanno ascoltate con rispetto. Ma una protesta nasce da un'esigenza vera e può anche diventare qualcosa di diverso, quando un malcontento si prolunga e un'Amministrazione appare in difficoltà. È un'osservazione che credo ciascuno farà da solo. Il dottor Ceppi ha esperienza amministrativa e sa meglio di altri che un volantino e una raccolta di firme non sostituiscono una proposta. E sa che nessuno può rivendicare di aver fermato ciò che non è ancora stato deciso: le battaglie si vincono su atti e progetti, non sulle intenzioni.
Ai cittadini che hanno firmato dico che le loro preoccupazioni sono comprensibili e legittime. Nessuno deve sentirsi costretto a schierarsi oggi a favore o contro qualcosa di cui non si conoscono ancora i contenuti. Hanno il diritto di conoscere e valutare prima che si decida, e spetta all'Amministrazione dare risposte chiare, senza allarmismi.
Ed ecco, come promesso, il mio parere: non sono favorevole all'isola pedonale così come è stata prospettata. Il centro storico va valorizzato, ma ogni trasformazione deve partire da chi ci vive e ci lavora, fondarsi su un progetto serio e offrire soluzioni praticabili. Prima i progetti, poi le decisioni: è una regola elementare di buona amministrazione.
Per questo penso che gli amministratori avrebbero dovuto proporre un percorso: un progetto scritto, con orari, accessi e deroghe, presentato in un'assemblea pubblica; una sperimentazione a tempo, con criteri di valutazione fissati prima; la decisione in consiglio comunale, davanti al paese e non sui giornali.
Pieve di Teco non è un bene personale del sindaco, né di chi lo contesta, né di chi guarda a ciò che verrà. È di chi ci abita, ci lavora e lo ama. È da loro, e per loro, che dobbiamo ripartire. Pieve di Teco ha già pagato abbastanza le guerre personali, e qualcuno, in questo paese, sa ancora come si ricuce.














