Ci sono le giornate destinate a entrare negli annali della città e quelle che, oltre alla fotografia ufficiale, lasciano in eredità qualche spigolatura. La visita del presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Imperia, in occasione dell’apertura della 39ª Assemblea nazionale dell’Unione delle Province d’Italia (Upi), appartiene senz’altro a entrambe le categorie. Una giornata di prestigio istituzionale, con il Capo dello Stato protagonista, ma anche con qualche retroscena politico, una polemica sulle regole della rappresentanza e una città che, quanto a viabilità, ha rischiato di trasformarsi in un grande ingorgo
Voto 10 a Enzo Lattuca. Il presidente dell’Upi, sindaco di Cesena e amministratore ancora giovane, merita a nostro avviso un applauso per la sua contrarietà al terzo mandato per i sindaci dei Comuni con più di 15 mila abitanti. Una posizione che, almeno sulla carta, non gli porta vantaggi personali: proprio per questo, il giudizio politico acquista un certo interesse. In tempi in cui la poltrona sembra talvolta dotata di colla industriale e il distacco dal potere viene vissuto come una calamità naturale, sostenere che anche i sindaci debbano rispettare un limite significa ricordare un principio elementare: le istituzioni non sono proprietà privata e le cariche pubbliche non dovrebbero trasformarsi in occupazioni a tempo indeterminato.
Del resto, di amministratori (e non solo) convinti che senza di loro il Comune o altra entità precipiterebbero nel caos ne abbiamo conosciuti parecchi. E non soltanto tra i sindaci. La politica, evidentemente, è piena di persone che si considerano indispensabili. Peccato che, in una democrazia, l'alternanza non sia una punizione, ma una regola del gioco. E che, ogni tanto, lasciare spazio a qualcun altro possa persino fare bene alla salute delle Istituzioni.
Voto decisamente meno brillante, invece, alla gestione dei rapporti con le opposizioni. Anche in una giornata dedicata alle istituzioni e alla massima carica dello Stato, non è mancata la polemica politica. A sollevarla è stato il consigliere comunale del Pd Ivan Bracco, che ha denunciato la mancata partecipazione dei rappresentanti dell'opposizione del Comune di Imperia all'incontro con Mattarella. "La democrazia è morta", ha scritto Bracco, sostenendo che il presidente della Provincia di Imperia e sindaco del capoluogo avrebbe invitato soltanto esponenti della maggioranza, escludendo le opposizioni. Il consigliere ha aggiunto di aver informato della vicenda il Cerimoniale del Quirinale e dia ver chiesto di essere ricevuto.
Parole pesanti, che fotografano il clima di contrapposizione politica cittadina. Naturalmente, prima di emettere sentenze definitive, sarebbe opportuno conoscere tutti i dettagli organizzativi e i criteri seguiti per gli inviti. Ma la questione politica resta: nelle occasioni istituzionali di particolare rilievo, la rappresentanza dovrebbe essere gestita con attenzione, evitando che un appuntamento di prestigio si trasformi nell'ennesimo terreno di scontro tra maggioranza e opposizione.
Perché il cerimoniale è una cosa seria, ma anche il rispetto delle minoranze lo è. E se una cerimonia dedicata al presidente della Repubblica finisce per alimentare una polemica sull'inclusione o sull'esclusione degli avversari politici, qualche domanda è inevitabile. La democrazia, probabilmente, non è morta. Ma, a giudicare dalle reazioni, non se la passa benissimo nei rapporti tra i palazzi della politica imperiese.
Capitolo finale: la viabilità. La città, complice l'organizzazione della giornata e le inevitabili misure di sicurezza legate alla presenza del Capo dello Stato, ha vissuto momenti di forte congestione. Non sono mancate le proteste degli automobilisti, alle prese con code, rallentamenti e difficoltà negli spostamenti.
Un dettaglio da non sottovalutare: Imperia non è soltanto il palcoscenico delle cerimonie ufficiali. È anche una città in cui la gente lavora, accompagna i figli, prende appuntamenti e deve raggiungere servizi essenziali. C'è chi, per fortuna, continua a lavorare a Imperia e non può semplicemente sospendere la propria giornata perché il centro cittadino diventa teatro di un evento istituzionale. E c'è soprattutto chi deve recarsi in ospedale, per una visita, una terapia o un'urgenza, e non può permettersi di considerare il traffico un dettaglio trascurabile. La sicurezza del presidente della Repubblica viene naturalmente prima di tutto. Ma proprio per questo la gestione di un evento di tale portata richiede una pianificazione capace di conciliare le esigenze della sicurezza con quelle di una città viva e abitata anche da persone normali. Non sempre è possibile evitare ogni disagio; è però legittimo chiedersi se tutte le misure necessarie a limitarlo siano state adottate e se le informazioni ai cittadini siano state sufficienti.
Il bilancio della giornata, dunque, è a luci e ombre. Da una parte l'onore di ospitare Sergio Mattarella e un appuntamento nazionale di grande rilevanza; dall'altra, le vecchie abitudini della politica, le polemiche sulla rappresentanza e i disagi di una viabilità che ha messo a dura prova la pazienza dei cittadini.
Mattarella è ripartito, l'assemblea ha celebrato il suo appuntamento che prosegue oggi e le fotografie ufficiali sono state scattate. Restano, però, le domande che accompagnano ogni grande evento. Perché ospitare il presidente della Repubblica è certamente motivo d'orgoglio. Ma una città si giudica anche da come riesce a far vivere una giornata normale a chi, mentre le istituzioni celebrano se stesse, deve semplicemente andare al lavoro o raggiungere un ospedale. E su questo, più che sulle fotografie di rito, sarebbe interessante conoscere il "voto" dei cittadini.






