"Qui finisce l'Italia, ha detto poc'anzi il presidente della Provincia d'Imperia, il sindaco di questa città, Scajola, che ringrazio per l'accoglienza così cordiale. Vorrei completare l'immagine: qui comincia l'Italia". È con queste parole, accolte dagli applausi, che il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha aperto il proprio intervento all'Assemblea nazionale dell'Unione delle Province d'Italia, ospitata a Imperia. Una risposta a Claudio Scajola che ribalta la prospettiva geografica e restituisce al Ponente ligure una centralità non soltanto territoriale, ma anche istituzionale.
Un passaggio dal forte valore simbolico, prima di entrare nel merito di una questione che da anni accompagna il dibattito politico nazionale: il futuro delle Province. E proprio su questo punto il Capo dello Stato ha pronunciato parole particolarmente nette, sollecitando il superamento dell'attuale situazione di incertezza normativa e istituzionale.
"L'inerzia del legislatore ha lasciato le Province nel guado". È uno dei passaggi centrali del discorso di Mattarella, che ha ricostruito il percorso avviato nel decennio scorso per ridimensionare il ruolo degli enti provinciali, poi interrotto dall'esito del referendum costituzionale del 2016.
"Le Province hanno vissuto nel decennio passato un travaglio. Era stato avviato un percorso che doveva portare a un modello nuovo in cui Regioni e Comuni fossero le istituzioni maggiori del governo locale e della rappresentanza territoriale, facendo ripiegare le Province verso ruoli e responsabilità residuali", ha ricordato il Presidente.
Un processo che, tuttavia, non ha trovato una conclusione coerente con la volontà espressa dagli elettori. "Il processo è stato interrotto da un giudizio sfavorevole del corpo elettorale, ma non si è data poi attuazione coerente a quella decisione. L'inerzia del legislatore ha lasciato le Province nel guado".
Non un semplice richiamo alla necessità di riorganizzare gli enti, dunque, ma una sollecitazione a intervenire su un assetto rimasto incompiuto. Mattarella non ha indicato una specifica soluzione legislativa, ma ha chiarito come il mantenimento dell'attuale situazione produca conseguenze che vanno ben oltre il funzionamento amministrativo delle Province.
"La criticità non sta soltanto nell'incertezza del ruolo dell'istituzione Provincia, ma nel fatto che questa condizione si riverbera sul servizio che essa può rendere ai cittadini, ai territori che circondano i centri urbani capoluogo, alle aree interne e montane che sono più lontane dalle grandi infrastrutture dei trasporti, ai Comuni medi e piccoli che hanno bisogno di supporto e di coordinamento per assolvere appieno i loro compiti".
Il Presidente ha quindi richiamato il valore dell'identità territoriale, ricordando come la Provincia abbia rappresentato a lungo, e continui in molti casi a rappresentare, una dimensione di riferimento per le comunità locali, anche nell'organizzazione dei servizi dello Stato e nella pianificazione del territorio.
"Il vuoto prodotto rischia di assumere un rilievo sempre crescente, intaccando potenzialità presenti in tanti territori e incidendo sugli stessi diritti dei cittadini che li abitano", ha avvertito Mattarella. Da qui l'indicazione più esplicita dell'intervento: "Occorre metter fine alla transizione incompiuta. Occorre far uscire questa situazione, ripeto, dal limbo".
Il nodo della rappresentanza democratica. Nel suo discorso, il Capo dello Stato ha affrontato anche un altro tema centrale della possibile riforma: quello degli organi di governo provinciali, oggi espressione di un sistema elettorale di secondo livello.
"La pari dignità sottolineata dalla Costituzione con i Comuni, le città metropolitane, le Regioni e lo Stato si riflette sulla necessità del carattere democratico degli organi di governo delle Province. E questo tema non può più essere rimandato o accantonato".
Parole che riaprono inevitabilmente il confronto sulla rappresentanza degli enti provinciali, pur senza tradursi in un'indicazione esplicita a favore di un particolare modello elettorale. Il Presidente ha posto il problema sul piano costituzionale, richiamando il principio di autonomia territoriale e la necessità di assicurare alle Province un assetto istituzionale coerente con il ruolo loro riconosciuto dalla Repubblica.
Mattarella ha ricordato infatti l'articolo 114 della Costituzione, citandone la formulazione: "La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato".
Un principio che, secondo il Capo dello Stato, non può essere ignorato. "La sussidiarietà è il principio e la prassi della necessaria collaborazione tra le istituzioni. Questa è la Costituzione e non si può non conformarvisi".
Dalla nascita della Repubblica al contributo al PNRR. L'intervento ha assunto anche una dimensione storica. Mattarella ha ricordato gli ottant'anni della Repubblica e della ripresa della vita democratica italiana, sottolineando come la stessa Unione delle Province d'Italia, soppressa durante la dittatura fascista, sia rinata a Firenze nel 1946.
Un percorso nel quale il principio di autonomia degli enti territoriali è diventato, con la Costituzione repubblicana, una garanzia di libertà, democrazia e pluralismo. Il Presidente ha quindi ripercorso alcune delle tappe più significative dell'evoluzione istituzionale, dall'ordinamento del 1990 alla riforma costituzionale del 2001.
Nonostante le incertezze degli ultimi anni, ha osservato, le Province hanno continuato a svolgere funzioni importanti per il Paese, rispondendo a esigenze concrete dei territori.
"La storia delle Province e del loro servizio al Paese, pur in un quadro di precarietà, è tuttavia proseguita, dimostrando non solo di svolgere funzioni di grande utilità, ma di essere destinatarie di specifiche domande dei cittadini".
Tra gli esempi richiamati, il contributo all'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, già evidenziato dal presidente dell'UPI Enzo Lattuca. "Importante è stato il contributo che le Province hanno fornito nell'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Di grande valore per il Paese sono stati indubbiamente gli interventi di edilizia scolastica finalizzati a migliorare i luoghi della formazione dei nostri bambini e ragazzi e a porre in sicurezza strutture a loro dedicate".
Il discorso pronunciato a Imperia assume così un significato che supera i confini dell'Assemblea nazionale dell'UPI. Da una parte il riconoscimento del ruolo svolto dalle Province, dall'altra la richiesta di porre fine a una riforma rimasta a metà, con conseguenze dirette sulla capacità degli enti di rispondere alle necessità dei territori.
E proprio da Imperia, Mattarella ha scelto di ricordare che il rapporto tra centro e periferia non può essere letto soltanto attraverso le distanze geografiche. "Qui comincia l'Italia": una frase che, nel contesto del suo intervento, diventa anche un richiamo all'importanza delle comunità territoriali nell'ordinamento della Repubblica.
Servizio di Carlo Alessi, Sara Balestra e Diego David