Cinque anni fa era un campo invaso da rovi ed erbacce. Adesso si prepara a essere il palcoscenico dove la Prodeo Chiusavecchia conquisterà la serie A della Pallapugno. Per la prossima stagione, infatti, il piccolo centro della Valle Impero è ormai sicuro protagonista della massima serie di uno sport che rappresenta il segno distintivo di due regioni del nord come Liguria e Piemonte.
Anzi, proprio la squadra del presidente Emilio Marvaldi è l’unica rappresentante ligure ai massimi livelli di questo sport che, dopo la sconfitta della partita di andata e la vittoria nel ritorno contro la cuneese Speb di San Rocco di Bernezzo, comunque sia il risultato della finale di domani, domenica 18 ottobre è destinata alla massima categoria riservata alle prime due squadre.
Insomma, i ragazzi di Chiusavecchia non solo hanno fatto rinascere un gruppo di dilettanti appassionati ma rimesso in campo una tradizione forte e radicata nell’entroterra ponentino. Una tradizione che, appunto, non ha prodotto soltanto un prestigioso risultato agonistico ma anche e soprattutto il ritorno di antiche radici mai dimenticate nonostante le difficoltà, la modestia delle risorse e una disciplina dai confini imitati. Ma, con una grande passione spesso sconfinante nel sacrificio di libertà, il direttore tecnico Corrado Agnese con l’accompagnatore Giampaolo Annibale hanno impegnato settimane, mesi e anni a portare Daniele Grasso, Leonardo Pellegrino, Gianluca Bonavia, Davide Alberto, Lorenzo Vassallo e Luca Peretto ad un risultato di vertice. “È stato un’avventura eccezionale – commenta il sindaco Luca Vassallo – e, ancor più eccezionale, quel progetto sognato con un piccolo di follia e realizzato in soli cinque anni: non mi sarei mai aspettato un simile risultato per di più per un paese di 500 anime, una cosa che ha stupito i nostri avversari”.
Insomma, il classico caso di Davide che batte Golia. “Siamo molto soddisfatti – dichiara il presidente Emilio Marvaldi –. Siamo partiti dal nulla, da un campo abbandonato per arrivare a un risultato che fa onore alla squadra e al paese”.






