(Adnkronos) - "È ancora viva e respira, ha bisogno di cure salvavita immediate". È questa una delle chiamate effettuate ai servizi di emergenza da Kelly Gleason, l'avvocato difensore di Christa Pike, la 50enne americana condannata a morte in Tennessee per l'omicidio di una ex compagna di classe nel 1995 e
sopravvissuta a due iniezioni letali
. Il legale chiede aiuto proprio dopo che alla sua assistita è stato somministrato il pentobarbital ma il suo cuore non ha messo di battere.
Si tratta di registrazioni ottenute dall'Associated Press dal Dipartimento per le comunicazioni di emergenza di Nashville e rese note anche dalla Bbc. Le chiamate, effettuate dopo il tentativo fallito di esecuzione della detenuta, rivelano che i soccorsi hanno subito ritardi a causa della confusione tra gli operatori di emergenza e i funzionari della prigione del Tennessee, con i soccorritori che cercavano di verificare l'autenticità della richiesta di intervento urgente nella camera della morte del penitenziario di Riverbend.
"Stiamo cercando di capire se si tratti di un evento reale per cui dobbiamo inviare un'ambulanza, se serva l'intervento della polizia o se sia semplicemente uno scherzo telefonico o un tentativo di farci intervenire inutilmente con le forze speciali", si sente dire da un operatore durante una delle chiamate, a cui è seguita quella del legale della donna, in cerca di aiuto. Pike dopo giorni di ricovero in terapia intensiva presso l'ospedale di Nashville è stata dimessa ed è tornata in carcere, in attesa di conoscere il suo destino.






