Con la realizzazione della pista ciclabile è aumentato il numero di persone che scelgono la bicicletta per spostarsi in città, anche per evitare di affidarsi al servizio pubblico della Riviera Trasporti, spesso criticato E a ragione) per la sua inefficienza. Eppure, mentre cresce l’utilizzo delle due ruote, non sembrano essere stati adeguati in maniera altrettanto efficace i collegamenti stradali che conducono alla striscia d’asfalto ricavata sull’ex sedime ferroviario. Né pare essersi concretizzata una pianificazione complessiva del traffico capace di rispondere alle nuove esigenze di mobilità.
Il risultato è che i ciclisti si trovano spesso a condividere la carreggiata con le automobili in condizioni di sicurezza precarie. Se a questo si aggiunge la condotta di alcuni automobilisti, il rischio di incidenti diventa concreto, con conseguenze potenzialmente gravissime.
A raccontare una di queste situazioni è una ciclista, che ha affidato ai social uno sfogo rivolto sia al conducente che l’ha messa in difficoltà sia, più in generale, a chi si mette al volante senza considerare la vulnerabilità di chi pedala. L’episodio, riferisce la donna, è avvenuto ieri, intorno alle 18.30, in corso Garibaldi, dopo il semaforo all’incrocio con via Pirinoli. Per circa 300 metri, un automobilista avrebbe mantenuto la propria vettura a soli 50 centimetri dalla bicicletta, affiancandola più volte senza riuscire a superarla a causa del traffico, congestionato in entrambe le direzioni.
"All'automobilista che oggi (ieri per chi legge), in corso Garibaldi, dopo il semaforo che incrocia con via Pirinoli, verso le 18.30 ha deciso di stare a 50 cm dalla mia bici per 300 m e affiancandomi più volte, non potendomi superare per il traffico (sia nel nostro senso di marcia — andavamo ai 15 km/h — che nell'opposto): che sfortuna, mannaggia!», scrive la ciclista. "La pista ciclabile purtroppo non parte dalla porta di casa mia, né arriva all'ingresso del mio posto di lavoro. Io amo la ciclabile e la uso ogni metro che posso, ma, se non posso, sto sulla destra e vado abbastanza spedita per non creare 'disagi'". Nel suo post , la ciclista invita quindi gli automobilisti a riflettere sul tempo effettivamente perso quando si deve rallentare dietro una bicicletta. Pochi secondi, osserva, non possono giustificare comportamenti che mettono a rischio la vita di un'altra persona.
"Agli automobilisti, in generale: vi prego, riflettete solo un attimo. Riflettete veramente su quanto tempo effettivo e reale perdete nel rallentare per stare dietro una bici per qualche decina di metri: 5 secondi? 10 secondi? Esageriamo: 30 secondi? Ma quanti sono 30 secondi? Ve lo dico io: già troppi per ammazzare una persona, perché ne bastano molti meno per buttarmi giù". "Rispettate la distanza di sicurezza, superate quando siete in sicurezza (per legge 1,5 metri), partite prima se avete necessità di essere puntuali e abbiate rispetto".
"Se siete voi i primi a non dire a vostra figlia, vostra moglie, vostro fratello di non andare in bici 'perché troppo pericoloso', guardatevi allo specchio".
La denuncia riporta al centro una questione che non può essere risolta soltanto realizzando una pista ciclabile. Servono percorsi protetti, collegamenti sicuri con la rete stradale esistente e una gestione del traffico che tenga conto di tutti gli utenti, insieme al rispetto delle regole da parte di chi guida.






