Due anni di attività e un’idea di fondo: “Da soli non si cambia”. Nella biblioteca civica Lagorio di Imperia, ieri, White Dove ha tracciato il bilancio del CUAV Ponente, il centro per uomini autori di violenza attivo a Oneglia, in via don Abbo 16. L’incontro è stato realizzato con il contributo di Regione Liguria e il patrocinio di Asl 1 e del Comune di Imperia, rappresentato dall’assessora Laura Gandolfo. “Il centro non è un’isola, serve lavorare in rete”, spiega la coordinatrice Maria Sepe, ricordando gli attori con cui collabora: UEPE, avvocatura, Questura, centro antiviolenza, Asl e centro di salute mentale. Il lavoro punta a costruire “buone relazioni”, con sé stessi e con gli altri.
Gli accessi sono raramente spontanei. Spesso sono i cosiddetti “spintanei”, uomini sollecitati dalle pressioni di familiari e partner, oppure, nella maggior parte dei casi, persone che si avvicinano per ragioni di convenienza: dal 2019 il Codice Rosso prevede infatti che la partecipazione ai percorsi possa portare alla sospensione condizionale della pena. "La maggior parte degli utenti -precisa Sepe- è di sesso maschile (nel 2026 sono stati 12 uomini e 2 donne) e il profilo è trasversale per età e provenienza: il 27,7 per cento ha tra i 18 e i 30 anni e un’identica percentuale tra i 31 e i 40. I comportamenti più frequenti riguardano le partner, spesso nella forma dello stalking. La finalità resta quella indicata dalla Convenzione di Istanbul: tutelare le vittime".
Il programma inizia con un contatto telefonico da parte dell’uomo e prosegue con cinque incontri individuali conoscitivi, poi con l’attività di gruppo: due incontri settimanali, come previsto dalla legge, di un percorso psicoeducativo. A questo si affiancano le attività nelle scuole, perché “la cultura del possesso si combatte anche prima che diventi reato. La violenza è un fenomeno complesso e trasversale e richiede una risposta trasversale. La sfida non è solo trattare l’autore, ma costruire un lavoro di sistema. Il cambiamento dell’uomo è un impegno collettivo, non un atto privato”, dichiara Sepe.
Stefania Guasco (responsabile della Struttura Semplice di Psicologia Clinica Digitale dell’ASL 1) ha affrontato la violenza digitale: “La tecnologia amplifica forme di controllo che prima erano agite di persona e ora passano da un dispositivo che la vittima porta sempre con sé, con un peso psicologico più ampio”, con effetti come l'isolamento e la perdita di autonomia. Tra le forme citate doxing, cyberstalking, revenge porn, sextortion e deepfake. L’avvocata Giuliana Basso ha illustrato le misure civili e penali e il tema della motivazione. Sonia Rossi (ATS 3 Imperiese), ha descritto il ruolo dei servizi sociali, e Alessandra Meraglia, direttrice dell’UEPE di Imperia, il contributo dell’esecuzione penale esterna.
Francesco Menditto, già procuratore della Repubblica, ha sottolineato come "intervenire sull’autore significa evitare la recidiva e interrompere l’atto, ma è molto più complesso che sradicare la criminalità organizzata, perché si deve agire sulla formazione culturale e sociale e far capire che la donna è una persona da rispettare in quanto tale”.
White Dove opera dal 1982 e dal 2011 è impegnata nel contrasto alla violenza di genere. È tra le realtà fondatrici di Relive, la rete nazionale dei programmi per uomini autori di violenza nelle relazioni affettive.






