Da giorni, in città, non si parla d’altro. Della vicenda, per l’esattezza, dello scolaro che si è ferito a scuola mentre giocava, episodio per cui la maestra è stata condannata in Tribunale. Il piccolo Marco ha riportato lesioni permanenti a una mano. Il sindacato difende l'insegnante imperiese.
“Una responsabilità non sua”, sostengono i sindacalisti. L'alunno si era ferito a scuola, la maestra è stata condannata per “lesioni personali colpose”. “Cogliamo questa infausta occasione – scrivono i sindacati scolastici – per denunciare la grave situazione in cui operano tutti i docenti di ogni ordine e grado”. La vicenda è accaduta il 10 dicembre 1979 quando, alle Elementari di piazza Calvi, un bimbo, durante il doposcuola, era caduto sui frammenti di una bottiglia di vetro e si era tagliato una mano. La prognosi fu di due mesi, ma la mano – a distanza di tempo – ha subito danni permanentemente, indebolendosi progressivamente. I genitori del bimbo avevano subito accusato la docente di non aver sorvegliato il bambino con la dovuta attenzione, rivolgendosi alla magistratura.
La causa era poi approdata in Pretura. La maestra è stata condannata a 40 mila lire di multa perché ritenuta “responsabile di aver perso di vista, sia pure per breve tempo, il piccolo Marco”. Un documento della direzione didattica, prodotto agli atti, recitava che nel giugno '78 alla maestra era stato conferita una nota di merito per l'attività svolta con puntualità ed estrema abnegazione, di cui non si era tenuto conto durante il processo. A questo punto, la giovane insegnante, 28 anni, rischia anche di essere costretta al pagamento dei danni: i coniugi Pecora si sono infatti costituiti parte civile. Pronta la difesa del corpo docenti della scuola onegliese.
“La maestra è stata condannata malgrado il fatto che lo scolaro sia incidentalmente caduto, in sua presenza, durante il periodo di gioco dopo il pranzo, nel cortile dell'edificio, che è chiuso, per cui non esiste il pericolo che i minori si allontanino, ed è adibito al gioco libero e alle attività sportive. Lo spazio per la ricreazione era ingombro da cumuli di detriti, rimasti in seguito a lavori di ripristino e non rimossi dal Comune, nonostante le sollecitazioni dei docenti e della direzione didattica. Il problema della responsabilità civile del docente è già stato sollevato da anni dai sindacati confederali. E' dal 79 che giace in Parlamento la legge 737 bis sulla modifica della disciplina in merito alla responsabilità civile. Inammissibile che l'insegnante, durante l'espletamento della sua funzione, sia gravata anche della responsabilità della sicurezza e della pulizia degli spazi in cui si opera. Il cortile di piazza Calvi, tra l'altro, è la sola struttura all'aperto adibita all'educazione fisica e a tutte le attività motorie, e nello stesso periodo veniva usato da tutti gli alunni delle scuole elementare, media e superiore”.






