Primo, clamoroso sciopero degli asili imperiesi. Tutte le scuole materne della provincia resteranno chiuse. Si tratta di oltre cento sezioni, per un totale di 113 maestre e 63 assistenti.
L’astensione dal lavoro, decisa dal settore scuola della federazione sindacale unitaria, “è soltanto il primo passo di una più vasta azione per risolvere i drammatici problemi delle scuole materne”, sottolinea Giovanni Siracusa della Cgil. I sindacati chiedono che venga applicato l'accordo raggiunto con il governo e che venga modificato l'orario di servizio delle insegnanti.
“Ormai in queste situazione non si può più andare avanti- aggiunge Geraldo Gandolfo della Cisl - in cinque momenti diversi della giornata i bambini sono affidati a tre o quattro insegnanti con inevitabili conseguenze sul piano psicologico, educativo ed affettivo. C'è la maestra statale, quella del Comune, le docenti del pre asilo, del post asilo e cosi via. Un vero e proprio carosello. L'insegnante dello Stato, per legge, non può fare più di sei ore, ed ecco che subentra la supplente, e dopo arriva l'insegnante del Comune. Per aggravare il meno possibile il bilancio statale, le autorità scolastiche hanno deciso di spezzettare queste sei ere creando buchi che non risolvono niente, anzi, creano disagi, non solo agli alunni ma anche alle maestre”.
Secondo la federazione unitaria, le scuole materne sono diventate un disservizio sociale. “Ormai rimane soltanto, purtroppo, la funzione di parcheggio o locale di custodia per i bambini”, prosegue Gandolfo. I rimedi?
“Sono già pronti – replica l’esponente della Cisl - tutto questo caos verrebbe eliminato dando attuazione all'accordo stipulato tra il governo e la federazione unitaria, che prevede il doppio organico per ogni sezione. Si avrebbe così una scuola aperta per undici ore al giorno, con l'impiego di due sole insegnanti. Il ministero ha preparato un disegno di legge che però deve essere ancora presentato in Parlamento. Ci sono, insomma, i soliti ritardi, se non si smuovono un po' le acque rischiamo di veder tradotti i termini dell'accordo non prima di dicembre o gennaio dell'anno prossimo. Chiediamo invece al ministro Malfatti di mantenere l'impegno e di sottoporre al più presto al Parlamento la proposta legislativa”.






