L'Amarcord - 03 ottobre 2026, 12:48

L'AMARCORD DEL SABATO. Quando i russi stavano per mettere le mani sul porto commerciale di Imperia...

Tutto ciò aveva una ragione ben precisa: nel 1974, su 280 navi che hanno attraccarono a Imperia, ben 120 erano russe

L'AMARCORD DEL SABATO. Quando i russi stavano per mettere le mani sul porto commerciale di Imperia...

Oggi, come tutti gli imperiesi sanno, il porto commerciale non esiste (quasi) più. I traffici sono ridotti al minimo, i “camalli” si contano sulle dita di una mano e il colpo d’occhio di chi transita sulla banchina onegliese e portorina è ben lontano da quello che si presentava negli anni Settanta.

Anni d’oro, per i traffici commerciali, quelli. Tanto che, ed eravamo nel febbraio del 1975, il porto di Imperia catturò nientemeno che l’interesse dell’Urss. Le voci si sparsero in poco tempo: la Morflot, flotta di Stato sovietica, sarebbe stata sul punto di chiedere una partecipazione nel piano di potenziamento dello scalo ponentino. Tutto ciò aveva una ragione ben precisa: nel 1974, su 280 navi che hanno attraccarono a Imperia, ben 120 erano russe.  Il porto, in quell’epoca, nonostante il fotte impulso commerciale offerto dalle navi russe, stava correndo seri pericoli. L’attracco, considerato unico anche se aveva in realtà due scali, uno a Oneglia e l’altro a Porto Maurizio, aveva un però pescaggio decisamente ridotto. 

Nel 1916, passarono da Imperia, tra sbarco e imbarco, quasi 290 mila tonnellate. Una cifra mai più raggiunta: nel 1974 erano state sono 142 mila, un migliaio in più di quelle dell’anno precedente. Le prospettive sono allarmanti: i fondali hanno un pescaggio di 6-7 metri e quindi possono ospitare solo navi di 3-4 mila tonnellate, mentre invece ora circolano soprattutto navi di 9-10 mila tonnellate con pescaggio intorno ai 9 metri. I russi sono di casa, a Imperia. Portano pellame, amianto, macchinari e caricano altri macchinari, vernici sintetiche.   Ora i rappresentanti della Morflot hanno però fatto sapere che “nel '75 useremo su queste rotte le navi più grosse, con un pescaggio di circa 9 metri. O voi potete offrirci fondali adeguati alla nostra flotta oppure lavoreremo per progettare e costruire nuovi porti nei Paesi del Terzo Mondo”.

Una sorta di ultimatum, da qui l’impressione generale che i russi vogliano in qualche modo essere coinvolti e partecipare direttamente all’ampliamento delle banchine, non fosse altro che così potenzierebbero i loro preziosi traffici commerciali in Europa e in Italia in particolare.
A Imperia, chi allora si occupava di gestire imbarchi e sbarchi targati Urss era la Lombarmet. Angelo Grignani, profondo ed esperto conoscitore del porto, si raccomandò ai giornalisti di parlare il meno possibile del caso. Anche se il fratello Francesco era già stato a Mosca per discutere della faccenda con i capi della Morflot.  Anche il sindaco, Alessandro Scajola, disse la sua. “Per quello che so io – raccontò ai giornali - i russi hanno chiesto di poter avere degli "accosti" preferenziali quando entrerà in funzione la nuova banchina ora in costruzione ad Oneglia. Sul futuro e su un loro eventuale coinvolgimento nell’ampliamento del porto non ho notizie ufficiali”.

L’avvocato Giuseppe Viale, amministratore delegato del consorzio portuale Imperia-Pie monte, aggiunse che “di fronte a queste voci noi come consorzio abbiamo scritto all'Ambasciata russa per sapere cosa ci sarebbe di vero: non abbiamo sinora avuto alcuna risposta”.
Al Pci imperiese, intanto, si tese a mimimizzare. “Chissà che non sia soltanto un'offerta di un mutuo: non crediamo che vogliano proprio costruirlo loro. Siamo dell'avviso che non conviene concedere nessun diritto di accosto preferenziale ai russi, perché questo terrebbe lontano gli altri clienti, preoccupati di vedersi interrompere le operazioni di scarico o carico all'arrivo di una nave con diritto di preferenza”.

Il problema principale, allora, diventò quello di portare a compimento l’ampliamento della  banchina onegliese. I lavori si trascinavano da  anni. L'impresa che vinse l'appalto fu poi coinvolta in disavventure in Libia che ne minacciarono la capacità di azione. Escluso dal Piano azzurro da 160 miliardi di lire, piano che doveva sovvenzionare i porti nazionali (in Liguria ne beneficiarono Genova, Savona e Spezia), il porto rivierasco dovette così confidare esclusivamente nella Regione, la quale stanziò effettivamente 500 milioni di lire. L'interessamento dei russi avrebbe riguardato il nuovo progetto che avrebbe portare la potenzialità a 2 milioni di tonnellate annue, progetto per il quale si era ipotizzato una spesa iniziale di 18 miliardi e mezzo di lire, poi lievitati sino a circa 30. Andò a finire diversamente, come tutti ormai sanno: non solo l’Urss non diede seguito al suo interessamento ma, piano piano, negli anni, i traffici commerciali internazionali scemarono a tal punto che, di fatto, decretarono la fine del porto di Imperia, almeno di quello che era una volta.

Giorgio Bracco

TI RICORDI COSA È SUCCESSO L’ANNO SCORSO A OTTOBRE?
Ascolta il podcast con le notizie da non dimenticare

Ascolta "Un anno di notizie da non dimenticare 2025" su Spreaker.
SU