Dopo 121 anni gli ultimi eredi sono ancora in sala e in cucina. E così il ristorante Candidollo prosegue una tradizione nata nel lontano 1905 quando l’osteria di allora era gestita dal trisavolo Candido Ardissone ed era sempre lì, nella frazione Diano Borello di Diano Arentino.
In quegli anni Candido, per tutti Candidollo, oltre all’osteria gestiva il forno per il pane e la bottega di alimentari. Da circa la metà degli anni 80, la famiglia Ardissone ha soltanto in attività il ristorante e rimane unita e compatta nel promuovere e tutelare la cucina tradizionale dell’entroterra ponentino. Una squadra che vede i due giovani Alberto in sala e Alessandro in cucina dove regna il padre chef Paolo insieme a mamma Claudia e alla cugina Eleonora.
“Nel ristorante ci sono sempre stato, ho iniziato a frequentarlo all’età di 12 anni – racconta Alberto – e, dopo il diploma in Economia e Sociale, ho il compito di gestire la sala dove ho pure il grande aiuto di mia nonna Fausta”. Ma il menù è monopolio sempre dello chef che, mantenendo le più autentiche radici della cucina nostrana, lo ha reso più raffinato, elegante ed elaborato. “È mio padre Paolo che lo decide – spiega sempre Alberto – in cucina ci è cresciuto e, anche grazie alla sua lunghissima esperienza, lo cambia ogni settimana sempre con la pasta fatta in casa e i prodotti di stagione”.
Il turn over del menù offre pure una grande opportunità per la famiglia Ardissone. “Con il cambio ogni settimana – sottolinea – offriamo l’opportunità ai turisti di apprezzare la varietà della nostra cucina e, quindi, scoprire novità per loro sconosciute”. Una clientela che, stranamente, cambia a seconda del periodo. “Nel periodo estivo – precisa – lavoriamo soprattutto con gli italiani mentre nei mesi di bassa stagione sono gli stranieri ad affollare il locale: ci sono serate quando devo parlare soltanto inglese con clienti tedeschi, danesi, svizzeri e del nord Europa”.
Tutti colpiti dalla cucina nostrana e generosi di complimenti. “Il complimento più gradito – spiega – è nei fatti, quando un cliente, come è già successo, ci viene a trovare tre o quattro volte nella stessa settimana mentre, invece, ci sono quelli che si lamentano del menù fisso”. Alberto, un giovane rimasto nel suo paese e nel ristorante di famiglia, che ha ancora prospettive positive per il futuro. “Speriamo di continuare così – la sua idea del domani – Vogliamo proseguire sulla stessa linea, abbiamo una cucina da rispettare e ci piace essere testimoni e custodi di una grande tradizione”.






