Il Consiglio comunale ha approvato le linee guida che Marina di Imperia, società in-house del Comune e incaricata della gestione del porto turistico con concessione sessantacinquennale, dovrà seguire per la pubblicazione della gara d'appalto relativa ai lavori di completamento e alla gestione dello scalo.
Cambia l'impostazione della gara: i lotti non saranno più cinque -banchine, specchio acqueo antistante e opere a terra; cantieristica per la nautica da diporto; capannone per usi artigianali; locale pubblico di intrattenimento; distributore di carburanti per la fornitura delle imbarcazioni- ma uno solo (rimangono esclusi i posti barca riservati alla nautica sociale, la Calata Anselmi e la Banchina Medaglie d'Oro, che rimangono in capo a Marina di Imperia). Le linee guida sono state elaborate tenendo conto del contenuto delle sei manifestazioni di interesse pervenute nei mesi scorsi: chi vincerà la gara dovrà quindi completare il porto nella sua interezza e gestirlo.
A illustrarle è stato il sindaco Claudio Scajola che ha sottolineato come "la compatibilità di questa impostazione con il modello in house è stata vagliata positivamente dalla Corte dei Conti". In particolare, tra gli indirizzi forniti: "sarà consentito agli operatori economici proporre modifiche al progetto approvato, purché non ne alterino il carico insediativo. Dovranno inoltre essere previste adeguate garanzie economiche, sia per la partecipazione alla gara sia, per l'aggiudicatario, per l'esecuzione degli investimenti offerti. Nel caso in cui il concessionario assuma anche l'attività di reception e manutenzione, dovrà farsi carico dell'assorbimento del personale dipendente di Marina di Imperia, a condizioni economiche invariate e nel rispetto delle procedure della contrattazione collettiva".
Inoltre, il "contratto dovrà contenere clausole che garantiscano a Marina di Imperia, per tutta la durata della concessione, l'esercizio effettivo della direzione, del controllo e della responsabilità sull'intera operazione". Per quanto riguarda i tempi, si deve "prevedere il completamento integrale del progetto entro e non oltre sei anni dalla sottoscrizione del contratto di concessione", mentre si richiede "la pubblicazione del bando di gara entro e non oltre la data del 31 ottobre 2026 e prevedere che Marina di Imperia S.r.l. formuli entro dieci giorni dall’adozione della presente deliberazione nuovo piano economico finanziario (PEF)", il piano economico finanziario verrà poi sottoposto al consiglio comunale. Infine, la società deve elaborare "due masterplan per la riqualificazione, rispettivamente, della zona di Via Scarincio e del futuro Palavela e dei relativi scali".
Il consigliere Lucio Sardi (Alleanza Verdi Sinistra) ha presentato quattro emendamenti. Sul primo ha spiegato: "Nelle manifestazioni di interesse ci sarebbe stata la richiesta di ottenere anche la subconcessione dei posti barca alla testata del molo di Oneglia, antistante l'ex stabilimento Agnesi, dove c'è un pezzo di porto commerciale". Il secondo emendamento, relativo ai tempi della procedura, Sardi ha richiesto 40 giorni per la presentazione del PEF e come termine per la presentazione del bando il 31 dicembre 2026. Il terzo emendamento, ha spiegato Sardi, introduce "una clausola di garanzia per i lavoratori della cantieristica, perché l'assegnazione riguarda tutta l'area portuale, compresa la cantieristica, sul modello della clausola già prevista per gli operatori di Marina di Imperia". Il quarto chiede invece di escludere direttamente il settore dalla gara: "Perché dobbiamo sposare una tesi così rigida, che coinvolge anche la cantieristica, solo per la proposta di un privato?".
Netta la contrarietà di Ivan Bracco (Partito Democratico): "Siamo contrari a queste linee guida: è la firma di una cambiale in bianco a favore dei privati, a scapito del patrimonio pubblico e sociale dei cittadini di Imperia. Sono condizioni allarmanti e inaccettabili: il privato si piglierà tutto. Avete confezionato un appalto da 159 milioni di euro che di fatto esclude le realtà locali e sancisce la morte della cantieristica, che ha garantito più di 50 posti di lavoro. State svendendo un'intera area strategica a un unico centro di potere economico, vincolando il porto per 65 anni, due generazioni di imperiesi private del controllo sulla propria risorsa più importante. Da fonti autorevoli si apprende che il privato non vuole costruire gli alloggi per la polizia, perché troppo costosi e non redditizi: c'è una forte possibilità che non vengano mai realizzati". Il presidente del consiglio comunale, Simone Vassallo, ha replicato al consigliere: "Si assume le responsabilità di quello che ha detto".
Per Alessandro Savioli (Società Aperta - Imperia di Tutti): "Abbiamo seri dubbi sulla sostenibilità economica; questi indirizzi potrebbero prendere la direzione sbagliata e la cantieristica ne esce indebolita". Critica Deborah Bellotti (Partito Democratico): "Il progetto, così come impostato, non ci ha mai convinto. Vogliamo che l'operazione vada a buon fine, tuttavia il piano economico - l'unico che abbiamo oggi - è fondato sulla vendita dei posti barca e non regge. Le opere immobiliari, oltre a non rendere, restano sproporzionate rispetto al porto e alla città. Questa delibera serve a far realizzare la parte di progetto che non sta in piedi, cedendo al privato la parte che rende". Sul nodo pubblico-privato ha aggiunto: "Marina di Imperia ha ottenuto la concessione in affidamento come società in house, senza gara. Ma se la gestione passa quasi tutta a un privato, cosa resta di pubblico? Avevo chiesto un parere alla Corte dei Conti: è un parere consultivo su un quesito generale, secondo cui la società in house deve mantenere il centro direzionale dell'operazione, la responsabilità unitaria e una scelta motivata sulla congruità economica e sugli equilibri societari. Sono condizioni che restano tutte da dimostrare: il parere non è una garanzia". Luciano Zarbano (Imperia Senza Padroni): "Possiamo scegliere un modello destinato a condizionare il porto per decenni affidando a unico operatore 730 posti barca e il completamento delle opere a terra senza conoscere il PEF aggiornato? IL PEF non è allegato secondario. Non conosciamo il canone minimo necessario all'equilibrio di Marina, il valore economico dei diritti attribuiti al privato o il costo dei servizi che rimarranno alla società pubblico o le garanzie per il completamento delle opere in caso di ritardo, inadempimento o abbandono".
Di tono opposto Andrea Landolfi (Avanti con Scajola): "Sono stufo di sentire parlare del porto la minoranza cerca di infangarlo, in ogni sede, da 20 anni a questa parte, nel modo peggiore possibile". Matteo Fiorentino (Prima Imperia) ha inquadrato la complessità del percorso: "Non è un percorso semplice, la situazione è complessa dal punto di vista amministrativo, finanziario e giuridico. Sono state prese decisioni difficili che, in alcuni passaggi, hanno fatto storia dal punto di vista giuridico-amministrativo: abbiamo affrontato contenziosi, ricostruito rapporti giuridici, ridefinito la concessione, costruendo un percorso che permettesse alla città di riprendere in mano il futuro dell'infrastruttura". Ha concluso con un auspicio: "Vedere cosa il porto può diventare - una marina moderna e di alto livello, motore economico per Imperia, capace di attrarre turismo e investimenti, creare opportunità e offerte di lavoro, e finalmente un porto completato". Sulla stessa linea Silvia Mameli (Avanti con Scajola): "Un percorso serio, lineare e trasparente, per tutelare il patrimonio pubblico e trovare le risorse e le competenze necessarie a completare il porto".
Chiude il dibattito il primo cittadino: "La sintesi è sempre la stessa: c’è chi vuole fare il porto turistico e uscire dalle secche in cui è stato infilato, chi vuole eliminare gli scheletri e ciò che è rimasto incompiuto. Ci sono quelli a favore che sono i cittadini che hanno scelto il sindaco Scajola e la sua amministrazione".
La pratica è stata approvata con i voti della maggioranza (21 favorevoli), respinti gli emendamenti.