Attualità - 21 settembre 2026, 08:30

Negozi in crisi, Imperia è il capoluogo ligure che resiste di più

Il quadro di Confesercenti sulle aperture e sulle chiusure

Negozi in crisi, Imperia è il capoluogo ligure che resiste di più

Nel quadro fosco del commercio ligure, Imperia è la città che tiene meglio. Ma "tenere" significa comunque avere le serrande abbassate in un negozio su quindici: il capoluogo di provincia registra un calo del 6,4 per cento delle imprese del commercio al dettaglio tra il 2019 e il 2025, il dato migliore dell'intera regione. Allargando lo sguardo alla provincia, però, il conto si fa più pesante: -11,2 per cento, in linea con la media ligure.

È il ritratto che emerge dall'analisi di Confesercenti sulle aperture e chiusure di negozi. Un'analisi che l'associazione definisce "allarmante": in Liguria sono 2.952 le imprese del commercio al dettaglio scomparse in sei anni, pari a una contrazione dell'11,8 per cento e a una perdita di ricchezza stimata in 443 milioni di euro sulla direttrice da Sarzana a Ventimiglia.

La Spezia è la provincia più colpita, con un -16,4 per cento che nel solo capoluogo sale al -16,9 per cento, dati peggiori della media nazionale. Savona segue con un calo del 14,8 per cento su base provinciale e del 12,5 per cento in città. Genova mostra una resilienza leggermente superiore alla media italiana, con una contrazione del 9,9 per cento a livello provinciale e del 9,4 per cento nel Comune.

Confesercenti ha depositato presso la Corte di Cassazione la proposta di legge di iniziativa popolare "Misure per la rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità", primo passo verso la raccolta firme. "I dati sono chiari e impietosi", commenta il presidente di Confesercenti Genova Massimiliano Spigno. "Il commercio al dettaglio sta attraversando una profondissima crisi rispetto alla quale servono interventi strutturali e radicali da parte del legislatore, che ci consentano di tornare a competere ad armi pari con i giganti della grande distribuzione e dell'online. 

Non chiediamo trattamenti di favore, bensì il ripristino di una situazione di equilibrio - ribadisce -. perché siamo stufi di essere visti dallo Stato come un bancomat con cui fare cassa, e tantomeno ci rassegniamo a scomparire. Perciò abbiamo deciso di lanciare una grande mobilitazione in tutte le città italiane, con la quale sensibilizzare l'opinione pubblica sulla necessità di un profondo riordinamento del settore e raccogliere le firme affinché Camera e Senato discutano le nostre richieste".

Sara Balestra

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