Oleificio Sasso: lavoratori mobilitati contro la chiusura dell'azienda, aumenta la crisi industriale a Imperia. I cento dipendenti dell’azienda hanno “occupato”, con un’assemblea permanente, lo storico stabilimento del capoluogo rivierasco. Lo faranno almeno sino a martedì prossimo, per cinque giorni, quando i sindacati torneranno a riunirsi con i vertici della Nestlè.
Questa la risposta dei dipendenti della Sasso alla prospettiva di chiusura dell'azienda. Sembra ormai una strada senza via d'uscita: Imperia perderà una delle sue industrie simbolo, il marchio (di proprietà della multinazionale svizzera) non sarà più legato alla città dell'olio e la produzione olearia sarà trasferita altrove, con ogni probabilità a Voghera, mentre il settore latta sarà ceduto all'Italgraf di Chiusanico.
Poche certezze, tutte negative, sono scaturite dal lungo incontro di ben cinque ore all'Unione industriali, tra la delegazione della Nestlè, guidata dal dottor Parvis, responsabile delle risorse umane del gruppo, e quella sindacale, di cui facevano parte le segreterie provinciali di Cgil-Flai, Cisl-Fat e Uil-Uila e la Rsu dello stabilimento Sasso. Una riunione a singhiozzo, con molte pause e l'attesa angosciosa, sul marciapiede di via Matteotti, di una folta rappresentanza degli operai, ansiosi di conoscere il loro destino, composti e dignitosi nella loro civile forma di protesta con scritte e cartelli. All'uscita, Parvis ha detto che “i piani di rilancio del gruppo devono privilegiare strategie globali e puntare alla solidità. L'orientamento è di affidare a terzi il confezionamento delle lattine, e stiamo ancora valutando la possibilità di trovare un partner per la produzione dell'olio. Le scelte dipendono da esigenze di bilancio. Del personale ancora non si è parlato, ci siamo limitati ad affrontare tematiche industriali. Comunque, la linea di tendenza della Nestlè è quella di non creare esuberi, ma di trovare soluzioni all'interno delle società del gruppo o all'esterno”.
L'indirizzo, quindi, sarebbe quello di cedere il settore latta all'Italgraf di Chiusanico (l'accordo sembra imminente) e di servirsi per produzione e confezionamento di un'azienda non imperiese: “Una è favorita sulle altre”, ha confermato Parvis Dovrebbe trattarsi degli Oleifici Mediterranei di Voghera. I sindacati, anche per tutelare l'occupazione (tasto non ancora toccato) hanno proposto la gestione diretta della Sasso da parte dei dipendenti stessi. Su questa ipotesi, la Nestlè si è impegnata a fornire nelle prossime settimane i dati richiesti per una valutazione congiunta. Ma le speranze sono minime.
Carla Nattero, assessore ai Servizi sociali: “Il Comune cercherà ogni strada per difendere i posti di lavoro e le prospettive dell'economia. Occorre creare condizioni per favorire investimenti privati: vi sono tante aree dismesse (Italcementi, Ferriere)”. Lorenzo Viale, segretario provinciale di Rifondazione: “Solo una lotta unitaria lunga e costante, condotta da tutta la città, può porre le condizioni per una soluzione positiva. Al sindaco Berio chiedo di convocare un Consiglio comunale davanti ai cancelli della fabbrica, di costituire un comitato permanente di lotta e di fare un appello a tutti i parlamentari della Liguria”.
Claudio Scajola, deputato di Forza Italia, è caustico: “Berio ha preso in giro i lavoratori. Aveva promesso di far intervenire il Governo, è riuscito solo a parlare con un parlamentare dell'Ulivo. Non mi ha consultato, né ha convocato un Consiglio comunale come chiedeva l'opposizione. Mi sono occupato per mio conto della dolorosa vicenda: non si può tenere le aziende aperte per decreto, è più realistico chiedere alla Nestlè di concorrere a progetti che creino occasioni produttive, come i piani sociali locali per il reimpiego delle risorse umane”.






