Lo hanno trovato poco dopo l’alba, legato alla cinta del canile. Non abbaiava, non faceva scene. Se ne stava lì, con l’aria smarrita di chi aspetta qualcuno che non tornerà. Uno splendido Pastore tedesco, razza purissima, appena un anno di vita.
Un cucciolone, insomma, nel punto esatto dell’esistenza in cui un cane dovrebbe ancora credere che il mondo sia fatto di mani che accarezzano, di voci che chiamano, di porte che si aprono. Al collare aveva attaccato un biglietto. Poche parole, scritte per chi lo avrebbe trovato: “Ho un anno, sono bellissimo e molto buono. Non mi vogliono più. Aiutatemi”.
Tutto qui. Nessun nome, nessun indirizzo, nessuna spiegazione. Soltanto quella frase terribile: non mi vogliono più. A trovarlo sono stati i volontari che gestiscono il rifugio La Cuccia. Lo hanno slegato e portato dentro, insieme agli altri ospiti. Per lui, almeno, una porta si è aperta. Ma fuori, intanto, rimane la domanda: come si fa a prendere un cane quando è piccolo, bello, affettuoso, a promettergli una casa, e poi, dopo appena un anno, decidere che non serve più? Forse il cane è stato abbandonato da qualche turista o forse qualcuno lo ha portato a Imperia pensando che, in una città di mare, sarebbe stato più facile farlo sparire. Qualcuno che ha avuto almeno la pietà di scrivere quel biglietto. Una pietà tardiva, ma pur sempre una pietà.
La vicenda arriva peraltro in un momento particolare. Da pochi giorni, infatti, la legge considera finalmente l'abbandono di un animale un reato. Ma le leggi, davanti a un cane legato a una cancellata, arrivano sempre dopo. Dopo la paura, dopo lo smarrimento. Dopo quella domanda muta che gli animali non sanno pronunciare e che pure, in qualche modo, riescono a farci sentire. “Perché non mi vuoi più?”.
A La Cuccia, di animali come lui, ce ne sono più di centocinquanta. “Per tutta l'estate abbiamo accolto decine di cani abbandonati dai padroni in vacanza”, racconta Maria Balzaretti, consigliera della Lega per la difesa del cane. È il solito paradosso dell'estate: si parte per qualche giorno di vacanza e qualcuno deve restare indietro. Non una valigia, non una bicicletta, non un vecchio mobile da lasciare in garage. Un cane. Un essere che sino al giorno prima aveva probabilmente una ciotola, una coperta, un nome e qualcuno da aspettare dietro una porta. A La Cuccia aspettano anche un contributo promesso dal Comune: dieci milioni di lire, indispensabili per continuare a mantenere una popolazione ormai enorme.






