Dopo il passato prossimo dei 12 metri in Coppa America attivi fino all’87, il passato remoto della 40ma edizione del Raduno di Vele d’Epoca. Con un personaggio che è il prestigioso simbolo del passato prossimo e il testimonial del remoto. Ovvero Mauro Pelaschiar, timoniere dell’indimenticabile Azzurra, la prima partecipazione tricolore alla Coppa America.
Il velista monfalconese che ha fatto scoprire agli italiani la vela e il trofeo nato 175 anni fa. “Sono già stato a Imperia in passato – racconta – .Al Raduno del 2016 con Leonore, 15 metri s.i., arrivammo in ritardo da Mahon causa il vento di mistral, saltammo la prima regata ma vincemmo la seconda”. Un uomo di mare che non si arrende tanto da arrivare al ruolo di timoniere di Azzurra. “Un’avventura di cui ho un bellissimo ricordo – ammette – e con Azzurra possiamo rimarcare risultati eccezionali anche se eravamo un gruppo giovane ma è stata un’esperienza eccezionale”.
Ma, in effetti, aveva già partecipato a tre edizioni delle Olimpiadi nel 1968 come riserva alla giovanissima età di 19 anni, e poi nel ’72 a Monaco e nel ’76 a Kingston, Ontario in Canada, sempre nella classe Finn, un piccolo scafo che chiedeva grandi doti tecniche e fisiche. Proprio per il Finn ha conquistato nove titoli Italiani tra il 1964 ed il 1977, il bronzo ai Campionati Europei 74, un bronzo e un oro ai Giochi del Mediterraneo nel 1971 e nel 1975.
E con Azzurra III sarà al comando anche nella sfida successiva a Perth nel 1987, l’ultimo atto dei 12 metri prima di lasciare le scene della Coppa. Ma il Finn e le barche che hanno disputato il Mondiale nelle acque imperiesi, sono tra i suoi ricordi più belli pur potendo vantando uno sterminato curriculum di titoli di classe italiani, europei e mondiali, persino due tappe del Giro del Mondo nel 1983. "Il 12 metri rappresenta il top della vela e il Nord Europa navigano ancora tanti vecchi scafi – afferma – . E con il Nyala di Patrizio Bertelli varato nel 1938 abbiamo vissute regate straordinarie, nel 2017 a Genova e New York e nel 2024 a Cannes e a Saint Tropez”. Una classe che continua a vivere. “Azzurra non è stata dimenticata – precisa -. Adesso si trova a Napoli per un accurato restauro e tornerà a navigare”.
Tutti scafi di un’altra epoca e di un altro mondo. “Allora il mondo della vela era assolutamente diverso – lo sconvolgente suo ricordo –. Non esisteva la figura del velista professionista, io ero il timoniere di Azzurra da dilettante e non avevo compenso”.






