Il comparto industriale mostra evidenti segni di cedimento, quello agricolo è in forte flessione, il turismo perde colpi e il porto, possibile volano del futuro, è fermo o quasi. Il panorama dell'economia imperiese preoccupa la città e i cittadini. Ma, soprattutto, il sindaco di Imperia, Claudio Scajola. Secondo il primo cittadino di Imperia, le forze politiche, imprenditoriali e sociali dovrebbero essere più unite, più coraggiose nelle scelte. “E invece c’è sempre chi rema al contrario”, non si nasconde.
“Siamo di fronte a un bivio – prosegue Scajola nella sua analisi - da una parte c'è lo sviluppo, dall'altra l'immobilismo. Chiaro è che lo sviluppo comporta iniziative coraggiose. Ma è altrettanto vero che l'immobilismo porta con sé il rischio della recessione”. Stanco delle critiche per ogni iniziativa intrapresa, ha deciso di uscire allo scoperto. In un comunicato di due cartelle, Scajola denuncia quello che lui definisce il partito dei contro, quelli cioè a cui non va mai bene nulla. Quelli che sono sempre contro ogni progetto dell'amministrazione comunale, solo per principio.
Il dito del sindaco punta in primo luogo la gestione e il rilancio del porto. Ma nel suo intervento non tralascia le altri grandi scelte contestate: il bypass dell'Arroscia per combattere l’emergenza idrica, la costruzione della piscina e la realizzazione ormai prossima del raddoppio del Roja. Le polemiche in questo ultimo periodo sul tema portuale sono state vivacissime e pesanti. E proprio sul porto, Scajola si sofferma. “Per anni Imperia è stata come l'asino di Buridano, morto di fame perché incapace di scegliere tra due mucchi di fieno. Per anni, ai pronunciamenti ufficiali sono seguiti gli impantanamenti nella burocrazia, volta a volta complice o strumento inconsapevole di chi a parole inseguiva uno scopo, ma di fatto ne perseguiva un altro. Per anni, a ogni passo avanti ha corrisposto una brusca frenata, a ogni verità rivelata ne è stata contrapposta una segreta. Anche sul porto il sistema non è cambiato”.
Scajola ricorda che due anni fa nel bacino imperiese il traffico mercantile era in calo, il traffico turistico molto al di sotto delle sue potenzialità, la compagnia portuale sul punto di fondersi con quella di Savona, il Consorzio in crisi per lo statuto antiquato e i soci poco interessati. Infine c'era aria di smobilitazione della Lombimperia, le cui gru, si diceva, sarebbero state vendute a Savona. “In questa drammatica situazione arriva la novità Spinelli, con una serie di atti concreti: acquisto della Lombimperia, trasferimento dell'area di stoccaggio per consentire la nascita della zona turistica con la nuova piscina, la proposta al Comune di costruire e gestire il nuovo porto tramite la creazione di una Spa a maggioranza privata”.
In poco più di sei mesi, si è effettivamente passati dall'idea alla costituzione ufficiale della società di gestione del porto, la Porto di Imperia Spa. Il 52 per cento delle azioni erano state sottoscritte da Spinelli, mentre il 48 per cento rimaneva al Comune. Ma queste azioni avrebbero dovuto essere più tardi distribuite a enti e privati interessati. “La decisione fu presa dal Consiglio comunale all’unanimità di consensi – precisa Scajola - sembrava l'inizio di una nuova era. Si pensava che la decisione ribadita in tre Consigli di puntare sul porto trivalente (turismo, industria e pesca) avesse accontentato tutti, ma evidentemente non è stato così. L'integrazione fa paura a chi teme di perdere il cadreghino, chi aborrisce lo strapotere privato, chi ha in testa il solito carrozzone che non farà mai nulla, chi farnetica di assurde speculazioni edilizie. Così, anche questo grande progetto di rilancio ha trovato intoppi, ha generato ritardi. Ora è venuto il tempo di smetterla con l'amministrazione del giorno per giorno, con la ricerca del consenso generale, per proseguire con coraggio e determinazione, anche attraverso il coinvolgimento di nuove forze, la politica delle grandi scelte, sicuri così di trasmettere ai nostri giovani una città nella quale poter vivere e lavorare”.






