Attualità - 26 agosto 2026, 09:02

Imperia-Limone, l'ultimo passo è quello che porta a casa: dopo quattro giorni i 31 camminatori arrivano a destinazione

Dal mare di Imperia alle montagne delle Alpi Liguri, circa 100 chilometri sulle antiche vie del Sale

Quattro giorni, circa cento chilometri e un viaggio che dal mare di Imperia ha accompagnato 31 camminatori nel cuore delle Alpi Liguri fino a Limone Piemonte. Si è conclusa così la diciannovesima edizione dell'Imperia-Limone organizzata da Monesi Young, una traversata che negli anni è diventata molto più di una semplice esperienza escursionistica e che ancora una volta ha saputo mettere insieme sport, natura, storia e conoscenza di un territorio che proprio attraverso i suoi antichi sentieri trova una delle proprie identità più autentiche.

L'ultima giornata è stata quella dell'arrivo. Dopo la terza tappa, particolarmente impegnativa e spettacolare, che aveva portato il gruppo dal Rifugio La Terza verso il Monte Saccarello, la vetta più alta della Liguria con i suoi 2.200 metri, passando poi per il Passo Tanarello, il Monte Missun e il Monte Bertrand fino al Rifugio Don Barbera, restava l'ultimo tratto verso Limone Piemonte. Una giornata sulla carta meno impegnativa rispetto alle precedenti, ma affrontata comunque con nelle gambe tre giorni di cammino, dislivelli e sentieri di montagna. E proprio per questo l'arrivo ha avuto un significato ancora più particolare.

La prima tappa era partita da Imperia, con il mare ancora protagonista e 22 chilometri di percorso e circa 1.300 metri di dislivello fino al Colle d'Oggia. Da lì, giorno dopo giorno, il paesaggio è cambiato completamente. Il mare è diventato progressivamente più lontano, mentre sono entrati in scena boschi, pascoli, crinali e le grandi montagne delle Alpi Liguri. Il Monte Grande, il Bosco di Rezzo, la Colla del Garezzo, il Monte Frontè, quindi il Saccarello e le montagne che accompagnano il confine tra Liguria e Piemonte hanno trasformato la traversata in un viaggio attraverso ambienti profondamente diversi, ma uniti da una storia comune.

È proprio questo uno degli aspetti che rende particolare l'Imperia-Limone. Camminare su queste montagne significa ripercorrere, almeno idealmente, le antiche vie che per secoli hanno collegato la costa con l'entroterra piemontese. Le Vie del Sale raccontano una storia nella quale i confini amministrativi contavano molto meno delle necessità delle persone, dei commerci e degli spostamenti. Le montagne non erano una barriera, ma una strada. E oggi quei percorsi tornano a essere attraversati, questa volta da escursionisti che scelgono di conoscere il territorio lentamente, passo dopo passo.

La filosofia di Monesi Young, arrivata quest'anno alla diciannovesima edizione, è proprio quella di proporre un'esperienza che vada oltre la semplice prestazione sportiva. Non c'è una classifica, non c'è un cronometro da battere e non c'è un vincitore. Il valore della traversata sta nella capacità del gruppo di affrontare insieme la fatica, rispettando i tempi di ciascuno e trasformando quattro giornate di cammino in un'esperienza condivisa. Trentuno partecipanti, accompagnati dalle guide e dallo staff dell'organizzazione, hanno così affrontato un percorso impegnativo ma costruito per essere vissuto insieme, con la montagna come elemento comune.

Dopo tre giornate nelle quali il dislivello e la lunghezza dei percorsi hanno messo alla prova i camminatori, l'ultima discesa verso Limone ha rappresentato il momento nel quale la fatica ha lasciato progressivamente spazio alla soddisfazione. Quando la destinazione comincia a essere visibile, anche i chilometri sembrano pesare meno. Quello che al primo giorno appariva come un traguardo lontanissimo diventa finalmente concreto: Limone Piemonte. La fine del viaggio e allo stesso tempo il punto dal quale iniziare a guardare indietro per comprendere la strada percorsa.

Perché è difficile raccontare l'Imperia-Limone soltanto attraverso i numeri. Cento chilometri, quattro giorni, dislivelli importanti e quattro tappe sono dati che raccontano la dimensione della sfida, ma non spiegano completamente quello che accade durante il percorso. Ci sono le albe in montagna, il rumore degli scarponi sui sentieri, il vento sui crinali, le pause, le cene nei rifugi, le battute tra i partecipanti e quella particolare solidarietà che nasce quando un gruppo condivide la stessa fatica. È in quei momenti che una semplice escursione diventa un'esperienza destinata a rimanere nella memoria.

C'è poi il significato territoriale della traversata. Partire da Imperia e arrivare a Limone significa unire idealmente il Mediterraneo alle Alpi, la Liguria al Piemonte, la costa alle vallate dell'entroterra. Una distanza che sulle strade può essere percorsa in poche ore e che invece, affrontata a piedi, acquista un valore completamente diverso. Le montagne diventano il collegamento naturale tra territori che troppo spesso vengono raccontati separatamente e che invece condividono storia, tradizioni e antiche vie di comunicazione.

Per i 31 protagonisti di questa diciannovesima edizione, dunque, il traguardo di Limone non è stato soltanto la fine di quattro giornate di cammino. È stato il punto conclusivo di un viaggio iniziato con il mare davanti agli occhi e terminato nel cuore del Piemonte, dopo aver attraversato alcune delle montagne più significative delle Alpi Liguri. Un viaggio fatto di fatica, paesaggi e persone, nel quale il risultato più importante non era arrivare prima degli altri, ma arrivare tutti insieme.

Ed è probabilmente questa la fotografia più bella dell'Imperia-Limone: gli zaini appoggiati dopo l'ultima discesa, le scarpe sporche, la stanchezza sui volti e la soddisfazione di chi sa di aver completato qualcosa che quattro giorni prima sembrava ancora lontanissimo. Il mare di Imperia è ormai alle spalle, Limone è davanti, ma nel mezzo resta un territorio attraversato lentamente e quindi conosciuto in maniera diversa.

La diciannovesima edizione si chiude così, con una nuova storia da aggiungere alle tante già scritte in questi anni. Una storia che dimostra ancora una volta come le montagne possano essere non soltanto un luogo da raggiungere, ma una strada capace di unire territori, persone e comunità. Perché qualche volta, per capire davvero la distanza tra il mare e la montagna, non serve una macchina né una cartina: bastano uno zaino, un paio di scarponi e la voglia di mettere un piede davanti all'altro.

rg

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