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Meteo | 13 agosto 2026, 08:30

UN OCCHIO AL CIELO. Il Punto meteo a cura di Stefano Sciandra. Caldo record, la cupola di calore raggiunge il suo apice

Il trionfo dello scempio climatico. Alpi in ferie (chiuse le grandi vette). A breve cambiamento in vista, ma è necessario riparlarne

UN OCCHIO AL CIELO. Il Punto meteo a cura di Stefano Sciandra. Caldo record, la cupola di calore raggiunge il suo apice

Buon Ferro(e fuoco) agosto a tutti. Sono trascorsi dieci giorni dal mio ultimo punto meteorologico datato 2 agosto. Come ben sapete non emetto bollettini reali dalla video intervista rilasciata sull'Incompiuta il 29 giugno . Non vi era alcuna necessità considerato che da allora sono trascorsi 44 giorni, e sapevo perfettamente che sarebbero stati tutti in fotocopia, ovvero uno uguale all'altro. Vi ho, pertanto, risparmiato bollettini quotidiani sui temporali (su questo aspetto torno nel paragrafo conclusivo di questa ennesima analisi), evitandovi anche uno stress quotidiano nel dover ricordare la totale staticità di una situazione incancrenita e incontrovertibile per settimane, anzi mesi.
 

IL PUNTO - Nulla di nuovo. Il 4/5 agosto, l'8/9 agosto le date che Vi avevano proposto circa rinfrescate e cambi di circolazione sono state saltate a piè pari come era ovvio. Anzi, in queste ore. stiamo raggiungendo l'apice della cupola di calore che dura praticamente da oltre due mesi e mezzo. Anche a livello termico, si è concretizzato un deciso rialzo, complice l'effetto compressione, ovvero lo schiacciamento dell'aria calda verso il suolo, e su buona parte del territorio regionale, a partire dal comprensorio ingauno in direzione Savona- Genova, i termometri sono schizzati su valori assurdi intorno ai 37/38°, con picchi localmente superiori. Nell'Imperiese ancora una volta un po' meglio, anche se il netto scarto di 3° abbondanti rispetto ai già difficili giorni precedenti si è pienamente avvertito. Insomma notti ultra tropicali in vista di questo fine settimana anche se l'effetto compressione si limerá un pelo. Ricapitolando: concentriamoci sulle ulteriori 72/96 ore per sopravvivere prima di un effettivo cambiamento (qualcosa a livello di piccoli disturbi potrebbe intervenire già a Ferragosto), anche fisiologico dopo settanta giorni e soprattutto dopo due settimane di inferno continuo.

(La situazione all'ora di pranzo del giorno di Ferragosto secondo il modello americano GFS. Ancora alta pressione ai massimi, seppur con la possibilità di qualche primo disturbo) 

A inizio prossima settimana una struttura in grado di dispensare temporali più strutturati (specie tra lunedì 17 e sabato 22) sta prendendo corpo, con interessamento di un'ampia parte del territorio, soprattutto al Nord. Ovviamente saranno da mettere in preventivo i soliti fenomeni estremi (nubifragi , grandinate, downburst) in grado di procurare danni, conseguenze inevitabili a fronte del carico, spropositato, di energia presente. Il colore viola sulle carte (caldo estremo andrà a ridimensionarsi) e il calo termico ci sarà, anche se i valori rimarranno pienamente estivi con la differenza a livello percettivo che si farà sentire soprattutto per l'assuefazione che abbiamo a livello corporeo a questo scempio climatico.  Di questo aspetto ne riparleremo eventualmente a breve, considerato che anche la Liguria (soprattutto  Centro Orientale) pare essere nel mirino.
 

IL CALVARIO DELLE ALPI - Giusto nella mattinata di ieri mercoledì 12 agosto ho inoltrato un messaggio al Club 4000, contestualmente alla chiusura da parte del Sindaco di Saint Gervais della via normale francese al Monte Bianco. Una chiusura, stante lo stato di estrema pericolosità del classico couloir del Goûter, già di per sé pericoloso per le scariche di massi e pietre, e attualmente rischiosissimo. Chiusi i rifugi del Tête Rousse (3165 m, che splendido ricordo quando vi dormii con due piumoni il 15 giugno 2013 in condizioni ancora pienamente invernali!), e del Goûter (3815 m). Precedentemente le Guide Alpine avevano già sospeso le salite con i rispettivi clienti. Il mio consiglio agli alpinisti che senza guida alpina intendessero tentare la salita in autonomia è assolutamente quello di rinunciare. Una chiusura che si aggiunge a quelle del Bernina (inaccessibile il rifugio Marco e Rosa a 3609 m per la disastrosa situazione creatasi tra quota 2800 e 3000 metri), e al Cervino. Insomma nel pieno della stagione le Alpi vanno in "ferie", ma è una battuta amarissima. Tornando al mio messaggio al Club 4000, ancora una volta ho sottolineato quanto da molto tempo vado sostenendo, ovvero la necessità da parte degli organi competenti di ridisegnare completamente le data dei rifugi alpini in alta quota, perché continuare a calendarizzare le aperture e le chiusure secondo canoni classici, ovvero inizio della stagione estiva intorno a San Giovanni e chiusura della stessa a inizio settembre, non ha più alcun senso. I criteri che alpinisticamente abbiamo sempre adottato, ovvero  quelli di una stagione scialpinistica (aprile/maggio), propedeutica a quella alpinistica non esistono più. In questi giorni si è verificato un super affollamento per scalare lo Zinalrothorn (4221 m) nel Vallese Svizzero, un 4000 che con le sue caratteristiche rimane al momento percorribile: ma ha significato nel cuore di quella che dovrebbe essere il momento clou della stagione essere ridotti a questi punti?


(16 giugno 2013. Il sottoscritto sul terrazzino del vecchio rifugio del Goûter a 3815 m di quota durante la salita al Dôme du Goûter (4306) con temperature rigidissime. Un'altra epoca)

I CONQUISTATORI DELL' INUTILE - Nel corso degli anni, durante le mie serate in giro per l'Italia a presentare i miei due spettacoli dedicati all'alta quota, la domanda più ricorrente che mi veniva posta era la seguente: "Che senso ha scalare Montagne, se una volta giunti in cima potete solo scendere?Voi alpinisti siete i conquistatori dell'inutile". In realtà rispondevo a questa legittima osservazione, con una citazione tratta da "Lo zen, e l'arte di manutenzione della motocicletta". Senza la cima, non si possono avere i fianchi, è proprio lungo i fianchi che si sviluppa la vita, ed è proprio la vetta che è dà forma e senso al resto del massiccio. Un punto di vista che ci insegna come il valore di un percorso non si esaurisce nel raggiungere un obiettivo finale, ma risiede interamente nel viaggio che affrontiamo per arrivarci. Tutto questo perché di inutile, a proposito di conquiste, nel corso dell'ennesima estate borderline ci sono stati gli innumerevoli bollettini quotidiani proposti da Tv, web, meteorologi. Un discorso che mi ha visto al di fuori totalmente da questo scenario, considerato che ho emesso di fatto un unico bollettino in data 29 giugno, preceduto da un'anticipazione una ventina di giorni prima, e ripuntualizzato in un'analisi generale ai primi di agosto. Di fatto un bollettino con una valenza di oltre due mesi, tanto ero sicuro e certo che soprattutto per quanto riguardava l'Imperiese non ci sarebbe stato nessun bisogno di aggiornare la situazione perché avremmo vissuto questo lunghissimo periodo con giornate tutte uguali, tolti i fisiologici due tre temporali, verificatisi nel medio e profondo entroterra e che, in ogni caso, fanno parte di un qualcosa di normale (se ancora di normalità si può parlare).

Al di là dell'anticiclone africano, di quello azzoriano, di quello russo siberiano, e di qualunque altra caratteristica meteorologica, i temporali di calore esistono da sempre. Fenomeni che non hanno minimamente prodotto effetti sulle colonnine di mercurio al di là di un effimero calo nel chilometro quadrato dove si verificavano. Un'estate, che per chi applica questo modus operandi come il sottoscritto, è trascorsa con il pilota automatico inserito, senza necessità di cercare rinfrescate, cambiamenti di circolazione inibiti sin da fine maggio da quella configurazione inattaccabile, stile 2022,, ma con termiche nettamente più alte, che vedeva il mostro africano totale padrone del bacino del Mediterraneo con quella Omega che ogni anno diventa sempre più grande e preoccupante.

Stefano Sciandra

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