La crisi idrica provocata dalla prolungata siccità, dalle temperature elevate e dall'aumento dei consumi legato alla stagione turistica continua ad aggravarsi nell'entroterra imperiese. I Comuni corrono ai ripari con razionamenti, chiusure notturne degli acquedotti e divieti di utilizzo dell'acqua per usi non essenziali. L'ultimo provvedimento arriva da Prelà, in val Prino, dove l'acqua viene chiusa ogni notte dalla mezzanotte alle 6 del mattino per cercare di preservare le riserve idriche e garantire il servizio durante le ore di maggiore richiesta.
Situazione analoga a Diano San Pietro, dove il sindaco ha disposto la chiusura dell'acquedotto comunale dalle 22 alle 7, accompagnata dal posizionamento di cisterne per assicurare la distribuzione dell'acqua nelle zone maggiormente colpite dall'emergenza. Anche Pieve di Teco ha inasprito le misure già adottate nelle settimane precedenti. Con una nuova ordinanza, valida fino al 31 ottobre, salvo revoca anticipata, è vietato utilizzare l'acqua potabile per irrigare orti e giardini, lavare veicoli, cortili e piazzali, riempire piscine e fontane ornamentali, oltre che per tutti gli altri impieghi non indispensabili.
A Vasia resta invece in vigore fino al 30 settembre l'ordinanza che consente l'utilizzo dell'acqua esclusivamente per fini alimentari e igienico-sanitari. Il provvedimento dispone inoltre la chiusura delle fontane pubbliche e vieta irrigazione, lavaggio di veicoli e piazzali, nonché il riempimento di piscine e vasche.
A Villa Faraldi il Comune ha emanato un'ordinanza per la riduzione dei consumi idrici, mentre nelle frazioni di Villa Faraldi, Tovo Faraldi e Tovetto permane anche il problema della non potabilità dell'acqua.
Sulla situazione interviene il consigliere provinciale del Partito Democratico Ivan Bracco, che punta il dito contro la gestione delle risorse idriche a livello provinciale e contro la privatizzazione di Rivieracqua: "L'Amministrazione provinciale ha regalato la gestione del sistema idrico e delle acque a un privato che è stato spacciato come il messia. Ci dicevano che il pubblico era un bidone, mentre con l'ingresso del privato avremmo avuto tubi d'oro. Il risultato era prevedibile: il privato fa il privato e guarda al portafoglio. Le tariffe sono salite alle stelle e i miglioramenti promessi sono rimasti nella mente del presidente della Provincia e non nei fatti".
"'Il bidone' Rivieracqua, quando era pubblica, ha garantito più servizi, malgrado fosse osteggiata in tutti i modi dalla politica perché doveva essere regalata al privato. Oggi ne vediamo i risultati, nonostante milioni e milioni di denaro pubblico siano stati destinati per migliorare il servizio", conclude il consigliere dem.






