Di fronte all'esplosione della mobilità sostenibile, la microcriminalità ha cambiato pelle.
Non parliamo più del classico ladro che trancia un cavo sottile per portarsi a casa un vecchio modello da passeggio. Oggi a fare gola sono soprattutto le e-bike e le biciclette di fascia alta: gioielli di tecnologia e meccanica che possono superare facilmente diverse migliaia di euro di valore. Un mercato florido che ha attratto interessi sempre più complessi e organizzati. Tra il Dianese e l'Imperiese i furti sono in preoccupante aumento così come i furti degli scooter anche in zone sorvegliate dalla telecamere.
Tracciare un identikit di chi compie questi furti è un'impresa quasi impossibile. Da un lato il singolo malintenzionato che sfrutta la distrazione del proprietario, dall'altro veri e propri professionisti. Per loro il furto di biciclette è diventato un business altamente redditizio e a basso rischio apparente. Le e-bike rubate vengono caricate su furgoni nel giro di pochi minuti e inseriti in canali di ricettazione ben collaudati, che spaziano dalle piattaforme di vendita online tra privati fino al traffico transfrontaliero verso mercati esteri.
Per i ciclisti, la difesa richiede un netto salto di qualità. Non è più sufficiente fare affidamento su catene economiche o sulla semplice buona sorte. Gli esperti raccomandano l'uso di lucchetti rigidi in acciaio cementato, la rimozione sistematica dei componenti più preziosi (come le batterie e i display delle e-bike) e l'adozione di tracker GPS nascosti nel telaio. Solo combinando prevenzione meccanica, tecnologia e un pizzico di cautela è possibile mettere i bastoni tra le ruote a un fenomeno in continua evoluzione.






