Murare gli ingressi degli edifici pubblici dove, durante la notte, trovano riparo le persone che vivono ai margini della società non è una soluzione. È soltanto un modo per spostare il problema di qualche centinaio di metri, senza affrontarne le cause.
Lo dimostra quanto sta accadendo in queste settimane a Imperia. Dopo il caso di via XXV Aprile, sollevato dai residenti, sembra che la risposta più immediata sia diventata quella di chiudere accessi, sigillare ex stazioni ferroviarie, locali sul porto e altri spazi abbandonati. Un'operazione che, in alcuni casi, pare trasformarsi quasi in un esercizio di immagine, buono per telecamere e fotografi, più che in un intervento realmente efficace.
Ma chi perde quel giaciglio di fortuna non scompare. Semplicemente si sposta altrove. In queste notti tropicali, ad esempio, molti hanno trovato riparo nel Parco Urbano, con tutte le conseguenze facilmente immaginabili: nuovi disagi per i cittadini, nuove proteste e, inevitabilmente, nuove richieste di allontanamento.
È il classico circolo vizioso. Si chiude un luogo, se ne apre un altro. Si allontanano le persone da un quartiere, ricompaiono in quello vicino. Il problema resta identico, cambiano soltanto l'indirizzo e le lamentele.
A Imperia, più che muri, sembra mancare una vera visione sociale. Nessuno sostiene che il degrado debba essere tollerato o che i residenti debbano convivere con situazioni di insicurezza e abbandono. Le loro preoccupazioni sono legittime e meritano risposte. Ma una città che si limita a murare porte e finestre rinuncia a cercare soluzioni più complesse, ma anche più efficaci. Occorrerebbe invece costruire un percorso alternativo: attivare servizi, individuare spazi dignitosi, coinvolgere il volontariato, i servizi sociali e le istituzioni. È evidente che non tutti accetterebbero un percorso di accoglienza o di reinserimento. Ma è altrettanto evidente che una parte di queste persone lo farebbe, alleggerendo il problema e restituendo dignità a chi oggi vive nell'emarginazione.
Una città si misura anche da come affronta le proprie fragilità. Murare un ingresso è semplice, veloce e offre l'impressione di aver fatto qualcosa. Trovare soluzioni richiede responsabilità. Ma è l'unica strada che possa davvero dirsi civile.






