Giugno 2026 è stato il giugno più caldo mai registrato nell'Europa occidentale e il secondo più caldo a livello globale. A certificarlo è il Servizio per i cambiamenti climatici di Copernicus, implementato dal Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (ECMWF). Le temperature eccezionali sono state alimentate dal riscaldamento senza precedenti delle acque superficiali marine, con ondate di calore che hanno interessato il Mediterraneo occidentale e le coste atlantiche.
Il caldo estremo, iniziato già a maggio e proseguito nei primi giorni di luglio, ha avuto pesanti ripercussioni sulla salute, causando anche decessi. Le temperature elevate, unite a una diffusa siccità, hanno inoltre favorito incendi, soprattutto nella penisola iberica e nel sud della Francia, aggravando il rischio di desertificazione e di carenza idrica in diverse aree del continente.
"Giugno 2026 dimostra quanto profondamente il clima stia cambiando. Il continuo accumulo di calore nel sistema climatico sta intensificando le ondate di calore e aumentando i rischi per persone, ecosistemi e infrastrutture", ha dichiarato Samantha Burgess dell'ECMWF.
Ma che cos'è Copernicus e come vengono raccolti i dati che documentano gli effetti della crisi climatica? Una risposta concreta arriva da Bruxelles, dove una delegazione di giornalisti degli Ordini della Liguria e della Toscana si è recata proprio durante l'ondata di caldo di giugno per partecipare al progetto Erasmus+ "Comunicare l'Europa", promosso dall'Ordine dei Giornalisti della Liguria e dalla Fondazione dell'Ordine dei Giornalisti della Toscana.
Tra gli appuntamenti del programma, la visita all'ERCC (Emergency Response Coordination Centre) e al sistema Copernicus, due strutture strategiche dell'Unione europea. L'ERCC rappresenta il cuore del Meccanismo europeo di protezione civile: operativo 24 ore su 24, sette giorni su sette, coordina gli interventi in caso di calamità naturali o emergenze, mobilitando squadre di soccorso, esperti e mezzi specializzati a sostegno dei Paesi colpiti, sia all'interno sia all'esterno dell'Unione europea, su richiesta delle autorità nazionali o delle Nazioni Unite.
Copernicus, invece, è il programma di osservazione della Terra dell'Unione europea. Grazie a una rete di satelliti, sensori e modelli scientifici, monitora in tempo reale lo stato del pianeta, dall'atmosfera agli oceani, dai ghiacciai alla qualità dell'aria, fornendo dati affidabili che supportano le decisioni delle istituzioni, della Protezione civile e della comunità scientifica. Sono proprio queste rilevazioni a consentire di documentare con precisione fenomeni sempre più frequenti e intensi, come le ondate di calore che stanno interessando l'Europa e il resto del mondo.
La visita ha permesso di comprendere come dietro ogni bollettino climatico ci sia un sistema europeo altamente specializzato, capace non solo di raccogliere dati scientifici, ma anche di trasformarli in strumenti fondamentali per la prevenzione, la gestione delle emergenze e l'adattamento ai cambiamenti climatici.






