L'Amarcord - 04 luglio 2026, 14:11

L’AMARCORD DEL SABATO. Aprile 1978: Imperia dice stop a siccità e crisi idriche

Dal Consiglio comunale il via alla realizzazione del collegamento con le acque del fiume Roja

L’AMARCORD DEL SABATO. Aprile 1978: Imperia dice stop a siccità e crisi idriche

Correva la tarda primavera del 1978: l’Italia di Bearzot sarebbe, da lì a poco, con il presidente Pertini entusiasta in tribuna a Madrid, diventata campione del mondo e a Imperia faceva paura, per l’estate in arrivo, la siccità. 

Un disastro che già si era manifestato nel ‘70 e nel ‘73 ma che, evidentemente, non aveva suggerito a politici e amministratori imperiesi di correre velocemente al riparo. Sino a quando, a dire il vero, proprio negli ultimi giorni di aprile di quel 1978, il Consiglio comunale di Imperia tirò fuori dal cilindro il classico coniglio. “La Riviera di Ponente non è mai stata ricca d’acqua, le grandi siccità del 1970 e del 1973 di Imperia e Diano Marina, sono passate alla storia - ammonì il sindaco Pippo Vassallo, democristiano, in sala consigliare - dobbiamo assolutamente fare qualcosa, adesso”.

I due centri del Golfo Dianese, Cervo e San Bartolomeo al Mare si erano consorziati da poco per trovare l’antidoto: sull’esperienza di Sanremo, anche il mini consorzio, dopo anni di parole, aveva optato per lo sfruttamento dell’acqua del fiume Roja: trasportare cioè fino a Imperia e San Bartolomeo al Mare l’acqua delle sorgenti della Val Nervia. Ma doveva essere Imperia, per grandezza e fama, a entrare nel consorzio e diventare capofila, con ampio mandato. E il Consiglio comunale fissò anche le quote di spesa dell’opera: Imperia provvederà al 50%, Diano al 30%, San Bartolomeo al 14% e Cervo al 6%. 

Ma quando arriverà l’acqua del Roja nelle case? Solo a Imperia, ogni estate, se ne consumavano allora circa 200 mila metri cubi al giorno. “Contiamo – dichiarò Vassallo - di riuscire ad appaltare il primo tratto da Ventimiglia a Borgo Prino entro il 1978”. La situazione, a parte i cavilli e le autorizzazioni che ancora mancano perché sia dato il primo colpo di piccone, non è semplice. Per costruire il tratto di acquedotto Ventimiglia-Borgo Prino ci vogliono oltre 7 miliardi di lire. Ora a disposizione c’è solo un miliardo e 40 milioni che la Regione Liguria aveva accantonato nel 1974. E gli altri 6 miliardi di lire che mancano? “La Regione – aggiunse Vassalloper il 1978 ne ha messi in bilancio altri 2.  Due miliardi saranno inseriti in quello del 1979, infine 2 in quello del 1980”.

L’azienda che vorrà costruire l’acquedotto del Roja per Imperia, Diano, San Bartolomeo e Cervo dovrà dunque accettare di essere pagata ratealmente, alla fine di ogni anno, quando cioè la Regione Liguria darà in concreto i soldi stanziati. Il comune di Imperia, accettando il ruolo di capo consorzio si farà garante del finanziamento. In altri termini assicurerà che se la Regione non dovesse saldare il conto, toccherà al Comune capoluogo trovare i miliardi necessari. Ci sarà una ditta capace di accollarsi questo rischio? “Non dovrebbero esserci problemi – chiuse allora Vassallo - anche perché la realizzazione dell’acquedotto comporterà anni di lavoro e quindi il saldo nel 1980 non mi pare una scadenza proibitiva”.

Giorgio Bracco

TI RICORDI COSA È SUCCESSO L’ANNO SCORSO A LUGLIO?
Ascolta il podcast con le notizie da non dimenticare

Ascolta "Un anno di notizie da non dimenticare 2025" su Spreaker.
SU