A una settimana dalla svolta dell'inchiesta sulla morte della piccola Beatrice, il baricentro dell'attenzione giudiziaria e sociale si sta inevitabilmente spostando. Esaurito il primo impatto della cronaca sugli accertamenti medico-legali e sull'arresto della madre, Emanuela Aiello, e del compagno Emanuel Iannuzzi, l'interrogativo più complesso riguarda adesso il destino di chi è sopravvissuto.
Al centro della complessa vicenda giudiziaria che si sta delineando non vi sono più soltanto le responsabilità penali contestate ai due indagati, attualmente detenuti tra le strutture carcerarie di Torino e Ivrea, ma soprattutto il futuro delle altre due figlie della donna, bambine che per mesi hanno condiviso lo stesso contesto familiare della sorella minore.
Chiunque analizzi l'evoluzione del caso si trova oggi di fronte a una domanda inevitabile: come si ricostruisce la vita di due minori che, secondo la ricostruzione degli investigatori, avrebbero trascorso mesi all'interno di uno scenario definito di “grave degrado, incuria e sporcizia”, in ambienti ritenuti “certamente inidonei e incompatibili con la presenza di tre bambine ed il loro sereno sviluppo psicofisico”?
Il primo passo ufficiale in questa direzione è stato compiuto dalla famiglia paterna delle minori. Attraverso il legale Fabio Scaffidi Fonti è stata infatti formalizzata la richiesta, da parte della sorella del padre biologico, di affidamento delle due bambine sia al Tribunale per i Minorenni di Genova sia al tribunale ordinario. Una mossa che apre un delicato percorso parallelo a quello penale.
Secondo quanto riferito dal legale, la famiglia del padre si sarebbe trovata nell'impossibilità di intervenire o di segnalare situazioni di criticità proprio a causa della totale interruzione dei rapporti con il nucleo familiare, circostanza che sarebbe stata determinata dalle scelte della madre delle minori. Un isolamento che, secondo questa ricostruzione, avrebbe tenuto lontani per mesi anche nonni e zii paterni.
Il materiale raccolto dagli investigatori restituisce nel frattempo l'immagine di una quotidianità che avrebbe inciso profondamente sulla vita delle due sorelle sopravvissute. Una parte significativa del peso familiare sarebbe ricaduta sulla figlia maggiore, Gaia, che all'epoca dei fatti aveva appena nove anni e che, secondo le testimonianze raccolte, si sarebbe trovata più volte a prendersi cura delle sorelle minori.
Dai telefoni cellulari sequestrati emergono inoltre conversazioni che la parte civile definisce “vessazioni ripetute nel tempo, tremende e ingiustificabili”, incompatibili con la tesi di un episodio isolato.
In uno dei messaggi acquisiti dagli investigatori, datato 31 dicembre 2025, Emanuel Iannuzzi si rivolge alla figlia maggiore della compagna dopo che la bambina aveva cercato ripetutamente di contattare la madre: “Ascolta, la mamma sta guidando... secondo te è normale fare la videochiamata mentre la mamma guida? È normale chiamare 30 volte? Non ti mangia nessuno a casa, eh? Tanto non è che sei così bella che la mamma si emoziona, eh?”.
L'analisi dei dispositivi sequestrati ha inoltre portato all'acquisizione di ulteriori messaggi nei quali l'uomo utilizzerebbe espressioni particolarmente dure nei confronti delle bambine. In uno degli audio del gennaio scorso, riferendosi a una fotografia della piccola Beatrice, affermava: “Madonna che bella foto, che faccia da cazzo che c'ha tua sorella. Non la lanci dalla finestra?”.
Secondo gli atti dell'inchiesta, anche i gesti di affetto tra le sorelle sarebbero stati oggetto di rimproveri. In una conversazione acquisita dagli investigatori l'uomo si rivolge infatti a una delle minori dicendo: “Guarda che ti ho visto che gli hai dato un bacino prima di andare in bagno”.
Sempre dagli atti emergerebbe come la figlia maggiore cercasse frequentemente di contattare la madre quando questa si trovava lontana da casa. Richieste alle quali, in alcune occasioni, sarebbero seguite risposte brusche o interruzioni della conversazione.
Tra i documenti acquisiti figura anche un SMS inviato il 24 gennaio dalla bambina a un conoscente utilizzando il telefono della madre. Un messaggio che oggi assume un significato particolare alla luce della tragedia successivamente avvenuta: “Ciao Dani ha detto la mamma che domani abbiamo bisogno di te, la mamma non riesce a parlarti perché non può per mano la mamma assassina e Madonna che c'è un macello e tra poco arriva”.
Sul futuro delle due sorelle è intervenuta anche l'avvocata Laura Corbetta, legale di Emanuela Aiello, che mercoledì scorso, al termine dell'interrogatorio di garanzia, ha spiegato come la madre continui a chiedere notizie delle figlie. “La signora noi la sentiamo almeno due volte alla settimana da tre mesi e chiaramente chiede delle bambine”, ha dichiarato l'avvocata Corbetta, ricordando come davanti al Tribunale civile di Imperia si sia già svolta un'udienza specifica per affrontare il tema dei contatti tra la madre e le figlie.
Secondo quanto riferito dall'avvocata, il giudice avrebbe chiesto l'attivazione di incontri protetti e delle videochiamate tra la donna e le due minori, oltre all'individuazione di una collocazione alternativa rispetto a quella attuale. “Cosa che ha chiesto il giudicante, ma delegando poi ai servizi. I servizi non ci hanno risposto nelle due relazioni che hanno depositato”, ha affermato Corbetta.
La legale ha inoltre precisato che, prima dell'arresto e dell'apertura dell'inchiesta, la donna non sarebbe mai stata seguita dai servizi sociali. “La signora non aveva mai avuto bisogno di essere assistita o comunque monitorata”, ha spiegato.
Quanto alle condizioni attuali delle due sorelle, Corbetta ha riferito le informazioni ricevute attraverso le recenti relazioni depositate dai servizi: “Le bambine stanno bene. Ci hanno riferito in questa relazione di poche righe depositata recentemente dai servizi che hanno cambiato scuola e hanno cambiato le maestre di scuola. Questo sappiamo”.
Mentre il procedimento penale dovrà accertare le responsabilità per la morte di Beatrice e verificare le diverse ricostruzioni dei fatti, per le due sorelle rimaste si apre adesso un percorso completamente diverso. Una vicenda che non riguarda soltanto tribunali, perizie e indagini, ma anche la capacità delle istituzioni e dei servizi preposti di costruire attorno alle due minori un percorso di tutela e protezione dopo una delle tragedie più dolorose che abbiano colpito il Ponente ligure negli ultimi anni.






