È nota l'alleanza dei Savoia con gli inglesi, un'alleanza che ha segnato i rapporti tra la Bretagna e lo Stato Sabaudo fin dai tempi del suo affacciarsi sul mare, prima a Nizza e poi ad Oneglia. Dopo la caduta di Napoleone e l'incorporazione di tutta la Liguria al dominio piemontese a partire dal 1814/1815 a seguito delle decisioni assunte dal Congresso di Vienna, tali rapporti si consolidarono nella partnership di Londra con Torino nel periodo delle Guerre di Indipendenza d'Italia.
Del resto già nella seconda metà del XVIII secolo l'ambasciatore di Genova in Gran Bretagna si era sentito dire che una repubblica ligure non aveva più senso: non fu un caso inoltre che la stessa Superba, indebolita, aveva finito per cedere la Corsica alla Francia. Villafranca, l'odierna Villefranche, era il porto militare del Savoia e la flotta inglese non di rado vi faceva scalo (alla fine del XVIII secolo, era stato concesso pure alla flotta russa di ancorarsi al largo di Villafranca; circostanza che ebbe modo di ripetersi persino dopo la successiva Guerra di Crimea, nonostante che Piemonte e Russia si fossero trovati in campi avversi).
Anche nelle acque di Oneglia erano comparsi tuttavia legni inglesi (non solo mercantili) negli anni immediatamente precedenti la Rivoluzione Francese e anche durante, a dire il vero). Nel 1842, nel ricordo ampiamente celebrato di Carlo Felice, sovrano molto amato da nizzardi ed onegliesi e morto nel 1831, sempre ad Oneglia era segnalato un grande movimento di spie inglesi e russe in un momento molto particolare e complicato, quello noto come l'epoca del Grande Gioco in Asia Centrale.
Si dice che da questa zona un po' fuori mano rispetto lo scacchiere mondiale si muovevano agenti delle due potenze per partire alla volta dell'Afghanistan. Oneglia per il suo ruolo apparentemente defilato e marginale tra i domini sabaudi non si presentava infatti come un'osservata speciale, ma proprio per questo motivo era un luogo di notevole importanza strategica.
Sullo sfondo del Grande Gioco, Oneglia e Nizza seguivano distrattamente il corso dei remoti ed enigmatici eventi afgani, ma il tutto, in loco, destino e voci, echi di racconti esotici e sempre più incombenti fermenti patriottici si intrecciavano sempre sotto l'attenta e discreta vigilanza dell'onnipotente rete informativa sabauda. E intanto il linguaggio dei protagonisti del teatro umano che si svolgeva ad Oneglia (ma anche a Porto Maurizio, se pur parzialmente) confondeva significati contrapposti: spie, avventurieri, patrioti, mercanti d'olio, intellettuali, nobildonne, diplomatici, religiosi, funzionari, popolani, naviganti, pescatori scorrecano nella trama di una stagione che annunciava nuovi capitoli di storia.






