(Adnkronos) - La semplificazione è da sempre una priorità per la Pubblica amministrazione, ma oggi il suo significato è cambiato profondamente. Non si tratta più solo di ridurre la burocrazia, ma di ripensare l’esperienza dei servizi. “Semplificare significa ridisegnare i servizi attorno alle necessità di cittadini e imprese, rendendoli trasparenti, veloci e, soprattutto, invisibili”, spiega Daniela Scaramuccia, Vice President & Senior Partner Settore Pubblico di IBM Italia, in un’intervista all'Adnkronos.
In questo processo la tecnologia ha un ruolo centrale: non come semplice supporto, ma come elemento che ridisegna i servizi alla radice. L’interoperabilità delle banche dati consente di applicare il principio del “once only”: il dato circola tra le amministrazioni, evitando al cittadino di fornire più volte le stesse informazioni. Allo stesso tempo, l’intelligenza artificiale rende i servizi più proattivi, attraverso precompilazioni, assistenza intelligente e risposte più rapide.
Un esempio concreto è il cambio di residenza. In una Pa integrata, una sola conferma digitale può attivare l’aggiornamento automatico di tutte le posizioni: anagrafe, fisco, medico di medicina generale, scuola. “L’Ai può orchestrare dati già verificati, trasformando un percorso frammentato in un’interazione semplice e trasparente”, osserva.
Negli ultimi anni i passi avanti sono stati rilevanti. Tra questi, la razionalizzazione delle infrastrutture con il Polo Strategico Nazionale e lo sviluppo della Pdnd, che abilita lo scambio sicuro di dati tra amministrazioni. Parallelamente cresce l’attenzione sull’intelligenza artificiale, anche grazie alle linee guida Agid. Non mancano i casi concreti: l’Inail, ad esempio, ha utilizzato soluzioni di AI per gestire il doppio delle richieste nei tempi previsti nell’allocazione dei finanziamenti alle imprese, migliorando efficienza e soddisfazione degli utenti.
Il sistema resta però disomogeneo e va superata la frammentazione. “Non tutte le amministrazioni sono allo stesso livello di adozione delle nuove tecnologie”, sottolinea Scaramuccia. Il passo decisivo è superare la logica delle singole amministrazioni e costruire un ecosistema integrato, in cui il cittadino interagisce con un unico interlocutore, senza doversi sforzare di comprendere l’organizzazione dello Stato.
Accanto alla tecnologia, il vero fattore abilitante resta quello umano. “Senza una diffusa AI literacy, nessuna tecnologia può esprimere il proprio potenziale”. Investire in formazione e cultura digitale è quindi essenziale per trasformare la semplificazione in un vantaggio strategico per il sistema Paese. L’obiettivo finale non è solo migliorare i processi, ma soprattutto “usare il digitale per restituire tempo e serenità alle persone, liberare risorse e aumentare la fiducia nelle istituzioni. E’ questo il senso della semplificazione oggi”, conclude Scaramuccia.






