Riceviamo e pubblichiamo dalla consigliera comunale Rita Elena presidente della Commissione Consiliare Istituzionale V - Condizione Femminile e Pari Opportunità
Il 2026 segna l'ottantesimo anniversario sia della nascita della Repubblica Italiana che del primo Suffragio Universale che per la prima volta nella storia d’Italia permise alle donne di votare esercitando un diritto che in molti Paesi europei era già realtà da decenni, ma che da noi, aveva faticato a lungo a trovare riconoscimento. Un doppio traguardo, che rende quest’anno la Festa della Repubblica particolarmente importante.
Il diritto di voto alle donne in Italia fu introdotto formalmente dal governo Bonomi il 1 febbraio 1945.
Il primo voto fu in occasione delle elezioni amministrative parziali del dopoguerra il 10 marzo 1946, ma fu in occasione del Referendum Istituzionale e l’elezione dell’Assemblea Costituente del 2 giugno 1946 che le donne italiane votarono per la prima volta su scala nazionale.
Fu un momento storico straordinario. Milioni di donne per la prima volta entravano in un seggio elettorale con la consapevolezza di contare, di esistere come cittadine a pieno titolo. Non solo mogli, madri o lavoratrici, ma donne con una voce, con un voto, con il diritto di contribuire al futuro del Paese.
Una trasformazione radicale che poneva fine a secoli di emarginazione, subordinazione e discriminazioni. L’inizio di una nuova stagione, dove opportunità, responsabilità e diritti, valevano allo stesso modo per donne e uomini.
Protagoniste assolute del loro tempo, le donne sostennero la società e l’economia italiana durante i difficili anni dei due conflitti mondiali participando attivamente anche alla lotta di Liberazione. La conquista del diritto al voto non arrivò da sola. Fu il risultato di decenni di battaglie, di rivendicazioni, di coraggio di tante donne che avevano sfidato convenzioni, ostacoli e resistenze.
Il diritto al voto delle donne fu una conquista sociale di lì a breve scolpita nella nostra costituzione all’articolo 3. “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.
Dal decreto Bonomi alla definitiva eleggibilità, le donne italiane non conquistarono solo un diritto, ma trasformarono il volto dell'Italia. Il mutamento sociale fu concreto, votarono in massa, pronte a diventare protagoniste della vita sociale, culturale e politica di quella che sarebbe diventata la nostra Repubblica.
Le donne da sempre difendono diritti e costruiscono spazi inclusivi.
Essere donna oggi? Ci vuole ancora coraggio. Perché a seconda della società in cui viviamo godiamo di più o meno diritti. Dobbiamo fare ancora i conti con più o meno giudizi, preconcetti e libertà. Essere donna oggi significa lavorare giorno dopo giorno per cercare di restare in equilibrio sul sottile filo che unisce tutti gli spazi della nostra vita.
Chiudo la mia riflessione con le parole pronunciate del Presidente della Repubblica Sergio Matterella in occasione della celebrazione della Giornata Internazionale della Donna 2026. “Non fu ancora il conseguimento dell’effettiva parità. Ma la Costituzione, affermandola, pose le basi del dovere della Repubblica di realizzarla e svilupparla, aprendo la strada a progressive conquiste legislative, realizzate soprattutto grazie all’impegno delle donne nel Parlamento e nella società”.
Rita Elena






