"Era urgente andare, portare un sostegno ed esserci”, racconta Susanna Bernoldi, attivista imperiese impegnata da anni accanto alla popolazione palestinese. Il suo ultimo viaggio l’ha riportata a Hussan, villaggio sopra Betlemme segnato dall’occupazione israeliana. Al centro della mobilitazione c’è la vicenda di Shireen, palestinese arrestata nel giugno del 2025 dopo alcuni post pubblicati sulla sua pagina social in sostegno alla popolazione di Gaza. “È una donna impegnata, molto amata e rispettata nel villaggio - spiega Bernoldi -. La sua famiglia è da anni presa di mira, bersaglio di violenze da parte dell'esercito e dei coloni".
Oggi si trova nella prigione femminile israeliana di Damon. A febbraio è stata condannata a tredici mesi di carcere e la famiglia al pagamento di una multa di 50 mila shekel, circa 14 mila euro. “Da sempre, quando un palestinese viene condannato, oltre alla pena detentiva deve pagare una sorta di multa per poter uscire dal carcere. Se non viene pagata, allo scadere della pena non viene liberato”, denuncia Bernoldi. Una cifra enorme per una famiglia già devastata economicamente. “Le loro pecore sono state avvelenate e attaccate dai cani dei coloni, le arnie delle api bruciate, un uliveto incendiato e un altro confiscato perché la colonia Betar Illit si è espansa vietandone l’accesso”. Per questo nelle ultime settimane è partita una raccolta fondi che coinvolge amici, associazioni e sostenitori italiani. “Abbiamo già raccolto una parte della cifra: cinquemila euro che sono stati consegnati personalmente alla famiglia".
Bernoldi racconta di aver visto negli anni peggiorare drasticamente la situazione nei territori occupati. “Quando un palestinese viene arrestato senza accuse formali può restare in detenzione amministrativa per anni, con proroghe di sei mesi in sei mesi e la tortura è la prassi da sempre”. E aggiunge: “Abbiamo assistito a processi nella prigione di Ofer insieme alle attiviste israeliane dell'associazione Machsom Watch. I detenuti arrivavano ammanettati mani e piedi, la lingua parlata è l’ebraico e le traduzioni spesso risultano incomplete o imprecise”.
Le sue parole oscillano tra dolore, indignazione e ammirazione per la resistenza della popolazione palestinese. “Quello che provo davanti a queste ingiustizie è sconcerto, rabbia, sconforto. Ma la rabbia più grande la provo davanti all’inazione e alla complicità dei governi del mondo”. Secondo Bernoldi, il silenzio internazionale permette il protrarsi delle violenze. “I coloni attaccano ogni giorno e ogni notte i villaggi e le comunità beduine, distruggono, incendiano, uccidono, agiscono protetti dall’esercito sapendo di essere impuniti. Manca una vera reazione dell’Europa”. Nonostante tutto, dei palestinesi rimane la forza. “Siamo noi a ricevere energia da questo popolo che sopporta l’indicibile. Un popolo che sta insegnando al mondo l’amore per la propria terra”. La raccolta fondi per sostenere Shireen e la sua famiglia resta attiva: è possibile donare qui.






