Mazzata per i traffici commerciali del porto imperiese. Quello del capoluogo rivierasco, infatti, non sarà più uno tra i porti base del Mediterraneo per i traffici marittimi fra Italia e Urss.
Questa la triste conseguenza di un accordo, stipulato ieri tra la Morflot, compagnia di bandiera sovietica, e la Cosimar, agenzia italiana che cura gli scambi commerciali con la Russia. Per l’Alto Tirreno, gli scali più importanti resteranno così Savona e Genova. Per il porto di Imperia una nuova mazzata che rischia di pregiudicare gravemente l’attività futura.
Secondo le prime stime compiute dalle organizzazioni sindacali di categoria, tra Oneglia e Porto Maurizio il movimento portuale potrebbe ridursi addirittura di oltre un terzo. C’è poi un altro grosso rischio: la LombImperia, che maggiormente si occupa dell’imbarco e sbarco delle merci in arrivo o in partenza per l’Urss, potrebbe presto, e non soltanto per questo motivo, essere costretta a chiudere i battenti. L’azienda è già in crisi: sui trenta dipendenti, se la corrente da e verso l’Urss dovesse esaurirsi, penderebbe la minaccia del licenziamento. Non è ancora detto, per fortuna, che l'intesa tra Morflot e Cosimar porti automaticamente al completo abbandono dello scalo di Imperia.
Da notizie ufficiose, ma attendibili, pare che dopo l’ultimo carico di materiale plastico di poche settimane fa, non ne siano previsti altri. Nel 1983, il movimento portuale di Imperia era stato di quasi 188 mila tonnellate, con una riduzione del 3,8% rispetto all’anno precedente: tra le principali correnti d’imbarco i macchinari diretti in Russia, flusso che si intendeva potenziare, anche in vista della costruzione del gasdotto siberiano. Ora tutto torna in discussione, purtroppo.






