La Coppa delle Alpi come vetrina del calcio giovanile, ma anche come occasione per accendere i riflettori su un tema che nel Ponente ligure continua a pesare sempre di più: la difficoltà del calcio dilettantistico tra carenza di strutture, diminuzione delle società e territori che fanno sempre più fatica a sostenere l’attività giovanile.
A margine della presentazione del torneo nazionale Under 14 dedicato ad Antonio Sonno, il presidente del Comitato Regionale Liguria della Lega Nazionale Dilettanti, Giulio Ivaldi, ha tracciato un’analisi molto ampia sul momento che sta vivendo il calcio di base ligure, soffermandosi in particolare sulla situazione della provincia di Imperia.
Un intervento che parte dal ricordo di Antonio Sonno, storico dirigente federale legato profondamente a Sanremo e al calcio dilettantistico ligure. “Io che vivo tutti i giorni la realtà del comitato penso spesso a lui, che abitava a Sanremo, e a quanto sia stato ulteriormente sacrificato per lui e per la sua famiglia vivere lontano dal centro decisionale regionale”, racconta Ivaldi. “Lo apprezziamo ancora di più per quello che ha fatto”.
Poi il passaggio più diretto sul momento del movimento dilettantistico. “Noi abbiamo da difendere un mondo che in questo momento è sottoposto a un’attenzione non coerente con quelle che sono le nostre attività. Abbiamo bisogno di dire che siamo una cosa diversa rispetto al mondo dei professionisti”.
Per Ivaldi il calcio dilettantistico non può essere letto soltanto in chiave agonistica o economica, ma soprattutto come presidio sociale e formativo. “Noi siamo molto sociali. Difendiamo un mondo dove cerchiamo di rappresentare nei nostri impianti le cosiddette piazze reali, di fronte a queste piazze virtuali che ormai i nostri ragazzi trovano sui telefonini e sui social”.
Ed è proprio da qui che nasce il tema dell’impiantistica sportiva, definita dal presidente della LND Liguria uno dei nodi centrali per il futuro del movimento. “L’impiantistica per noi diventa un punto focale. Sanremo è un’eccellenza, perché tra Comunale e Pian di Poma c’è un livello importante. Purtroppo un po’ tutta la provincia, non ovunque ma in diverse zone, stenta ancora a trovare quelle sinergie che possono aiutare il nostro movimento”.
Un problema che, secondo Ivaldi, non riguarda soltanto la disponibilità di campi da gioco. “Noi non abbiamo bisogno di stadi. Abbiamo bisogno di posti dove i nostri ragazzi e le nostre ragazze possano venire a giocare, a trovarsi anche quando non si allenano o non giocano. Luoghi dove stare insieme ai dirigenti, dove si possano trasmettere valori, esperienze e senso di appartenenza”.
Per il presidente regionale, infatti, l’impianto sportivo rappresenta un luogo educativo e di aggregazione prima ancora che sportivo. “L’impiantistica non è soltanto un tema di sicurezza o di infrastrutture. È un tema centrale nell’attività sportiva perché senza strutture diventa difficile anche mantenere o creare nuove società”.
Ed è proprio qui che emerge un altro dei temi più delicati del calcio provinciale, soprattutto nelle realtà più piccole dell’entroterra ligure: il progressivo calo del numero di ragazzi e di squadre. “Se hai più impianti, hai anche più possibilità di far nascere società. Oggi ci sono tanti piccoli Comuni dove ci sono pochi bambini e da soli non riescono nemmeno a formare una squadra”.
Da qui l’annuncio di un nuovo protocollo d’intesa che il Comitato Regionale Liguria sottoscriverà il 29 maggio insieme ad Anci Liguria. “Stiamo lavorando con i Comuni per cercare di sviluppare queste tematiche, sia sul piano dell’impiantistica sia su quello sociale. Ci sono territori dove sarà necessario mettere insieme più Comuni per permettere ai ragazzi di continuare a giocare”.
Ivaldi cita alcuni esempi dell’entroterra savonese, ma il ragionamento si estende chiaramente anche a molte realtà della provincia di Imperia. “Noi stiamo cercando di dare un po’ di socialità a questo mondo che purtroppo oggi vive molto di televisione e poco di campi sportivi. Avremmo bisogno di vedere più ragazzi sui nostri campi dilettantistici”.
Nel finale il presidente della LND Liguria allarga poi il discorso anche alle battaglie nazionali del calcio dilettantistico, tra riforma del lavoro sportivo, eccesso di burocrazia e tutela dei settori giovanili.
“Noi abbiamo bisogno di semplicità e meno burocrazia. Le nostre società non sono professionistiche, molte non hanno nemmeno un commercialista. Dobbiamo permettere ai dirigenti di dedicarsi ai ragazzi e allo sport, non soltanto agli adempimenti amministrativi”.
E proprio da Sanremo, durante la presentazione di un torneo dedicato ai migliori talenti Under 14 del Nord Italia, il messaggio lanciato dal vertice del calcio dilettantistico ligure è stato chiaro: il futuro del movimento passa sì dai risultati, ma soprattutto dalla capacità di riportare i ragazzi nei campi, dentro le società e nei luoghi di aggregazione reale.






