Appunti di Storia - 09 maggio 2026, 17:25

APPUNTI DI STORIA. 1492, Oneglia e Porto Maurizio tappe di profughi ebrei sefarditi verso Levante

Nel 1492, dopo il decreto di espulsione dalla Spagna

APPUNTI DI STORIA. 1492, Oneglia e Porto Maurizio tappe di profughi ebrei sefarditi verso Levante

Nel 1492, dopo il decreto di espulsione dalla Spagna, gli ebrei sefarditi emigrarono verso  Levante e trovarono accoglienza in molte regioni, nonostante il persistere di diffidenze e pregiudizi nei loro confronti. In Italia, soprattutto, non mancarono esempi di illuminata tolleranza da parte di sovrani sensibili al valore aggiunto degli ebrei sul piano culturale e commerciale. Celebre fu il ruolo di Ercole I° d’Este, che inviò un emissario per accompagnare a Ferrara 1500 profughi sefarditi fermi a Genova, gettando così le basi di una felice convivenza intellettuale, mercantile e civile, destinata a trasformare la città nel più importante centro ebraico europeo.

Un atteggiamento accogliente si manifestò anche presso i sultani ottomani, che compresero l’importanza di avere gli ebrei iberici come cittadini dei loro domini. Già dal 1391, tuttavia, gli ebrei sefarditi affluivano in Liguria e nella Penisola, in seguito alle prime espulsioni operate dai re cattolici spagnoli. A favorire questi movimenti migratori contribuirono anche gli spopolamenti dovuti alla Grande Peste del 1348, che incentivarono l’emigrazione verso territori prima impensabili, talvolta previa conversione. Documenti pontifici dell’epoca cercarono inoltre di scoraggiare comportamenti ostili verso gli ebrei, invitando a non attribuire loro la responsabilità di flagelli naturali come epidemie o altre calamità.

Sebbene in Italia fossero già presenti comunità ebraiche di origini diverse, risalenti ad epoche molto antiche e frutto dei continui contatti tra popolazioni del Mediterraneo e dei territori limitrofi, l’immigrazione sefardita rappresentò un fenomeno di grande rilievo culturale e sociale. Anche nel Genovesato e nelle signorie delle nobili famiglie della Superba diffuse nel territorio ligure, l’arrivo degli ebrei sefarditi si inserì in una tradizione già esistente. I Doria di Oneglia, in particolare, mostrarono un atteggiamento tutt’altro che ostile verso gli ebrei, considerando le favorevoli relazioni che comunità ebraiche di diversa provenienza intrattenevano con il Ponente ligure da tempi immemorabili.

I rapporti tra Oneglia e il mondo giudaico divennero ancor più positivi dopo la cessione della città ai Savoia nel 1567. Tuttavia, il movimento dei profughi sefarditi iniziato nel 1492 avvenne quando la signoria dei Doria governava ancora Oneglia. La prima ondata migratoria, diretta verso la Francia, gli Stati sabaudi e l’Italia in generale, non portò tutti i sefarditi in Oriente. Alcuni si stabilirono infatti a Sanremo, Dolceacqua e Oneglia, trovando talvolta rifugio anche a Porto Maurizio. Qui si integrarono e si imparentarono con le poche famiglie ebraiche già presenti, soprattutto orientali o ashkenazite, che frequentavano il Ponente ligure per ragioni commerciali o vi si erano stabilite da tempo.

Queste comunità erano in costante contatto con altri nuclei ebraici sparsi in Europa e nel Mediterraneo. Parallelamente, gruppi di ebrei maghrebini vivevano a Genova e Savona, spostandosi tra le coste liguri e il Nord Africa a bordo di navi mercantili genovesi e di altre potenze marinare. Prima della cessione di Oneglia ai Savoia, la presenza ebraica nella zona era dunque legata soprattutto agli scambi commerciali con il Mediterraneo. Una notevole fioritura si ebbe però sotto Emanuele Filiberto.

La storia degli ebrei in Liguria trova quindi nel Ponente una delle sue espressioni più significative. Le persecuzioni, nel complesso, furono qui meno dure rispetto ad altre regioni e non mancarono momenti di convivenza amichevole e collaborativa.

Oneglia e Porto Maurizio, grazie alla loro vocazione marittima e cosmopolita, non si lasciarono mai trascinare verso atteggiamenti di radicale ostilità nei confronti degli ebrei. Persino durante la tragica stagione delle leggi razziali e dell’occupazione nazista, la popolazione locale diede prova di umana solidarietà e pietà verso quei perseguitati.

Pierluigi Casalino

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