In occasione del 25 aprile si è svolta una sentita cerimonia presso il Monumento ai Caduti per la Libertà, alla Giaira lungo la strada provinciale Tavole–Villatalla.
La commemorazione si è aperta con la benedizione impartita da Don Tommaso Jochemczyk, momento raccolto che ha richiamato i valori della memoria e del sacrificio. A seguire, il vice sindaco del Comune di Prelà, Eliano Brizio, ha rivolto il suo saluto istituzionale, sottolineando l’importanza di custodire e trasmettere alle nuove generazioni il significato della Liberazione.
L’orazione ufficiale è stata affidata a Enrico Revello, che ha ripercorso il valore storico della ricorrenza, invitando a una riflessione condivisa sui principi di libertà, democrazia e responsabilità civile.
A impreziosire la cerimonia è stato infine l’omaggio musicale di Diego Campagna, che con la sua esibizione ha contribuito a rendere ancora più intensa e partecipata la commemorazione.
I fatti avvenuti alla Giaira
E’ l’alba del 31 gennaio 1945, ma è ancora notte. Circa 200
soldati tedeschi e fascisti, raggiunta Valloria, transitano
sopra Tavole e si incamminano per il sentiero che portano al
passo della Pistona. Scartano il paese per il timore che,
vedendoli, qualcuno possa andare ad avvisare i partigiani
del distaccamento Paglieri che sostava in un casone in
località Nicuni a nord-ovest di Tavole, obbiettivo del
rastrellamento.
Oltrepassato il paese si dividono in due gruppi, uno
prosegue per la mulattiera che conduce alla Pistuna con
l’intenzione di circondare a nord il casone, altri proseguono
per le le fasce che li conducono a un casone ubicato più in
basso e si fermano. Precedentemente da questi ultimi, si
era staccato un gruppo di fascisti che aveva raggiunto il
casone detto di Emma. Al casone di Nicuni è di vedetta il
partigiano Walter Cappelletti (Nano) che sente una voce
giungere dal basso “Silenzio ci siamo”.
La neve che copre tutta la zona attutisce ogni rumore, ad un
tratto dalla mulattiera per la Pistuna i nazi-fascisti aprono il
fuoco. I partigiani, presi di sorpresa, corrono ai ripari
cercando di formare una linea di difesa sopra il casone. Ma
giunti allo scoperto, sono investiti da numerose raffiche:
alcuni cadono, altri rimangono feriti, altri riescono a mettersi
in salvo.Revello 25 aprile 2026 – Tavole Pagina 10 di 10
Al termine della sparatoria giacciono sul terreno:
Tommaso Ricci (Timoscenko),
Matteo Zanoni (Matteo),
Manfredo Raviola (Battista),
Bartolomeo Dulbecco (Cristo),
Ernesto Ascheri (Livio),
Ivan Poliesciuk (Joseph).
Vengono catturati:
Ernesto Deri (Deri – Austriaco),
Adler Brancaleone (Oscar),
Matteo Cavallero (Stella),
Biagio Giordano (Insalata).
I quattro, sottoposti nei giorni successivi a interminabili torture, verranno fucilati dietro il cimitero di Oneglia il
15 febbraio 1945.
Un garibaldino già prigioniero dei tedeschi, ma riuscito in
seguito a fuggire, ha raccontato che poche ore prima di
essere fucilato Ernesto Deri (Austriaco) gli disse: “quando
vedrai il “Curto” (il nome di battaglia di Nino Siccardi,
responsabile dei GAP) digli che noi moriamo così come
siamo vissuti. Digli che nessuno di noi ha parlato.”
Celeste De Andrei (Leone), catturato anche lui in Nicuni,
verrà fucilato il giorno stesso su Capo Berta.
Il comandante Gino Gerini, uno di quelli che riuscirono a
mettersi in salvo ha scritto:
“Appena fuori tiro, cercai di raggiungere gli uomini, molti
mancavano e fu soltanto verso sera che riuscii a mettere
insieme una metà del distaccamento.
Eravamo tutti laceri, contusi e bestialmente stanchi, non
avevamo più scarpe, gli abiti erano a brandelli e fradici, la
fame ci tormentava senza posa e per di più eravamo
terribilmente depressi.
Camminammo, camminammo come automi e alla fine
raggiungemmo Costa di Carpasio dove ritrovammo alcuni
dei nostri giunti per un’altra strada. Vi restammo tutto il
giorno e la notte appresso, assistiti dagli abitanti del luogo,
che ci nutrirono e ci vestirono.
La mattina dopo partimmo nuovamente in direzione Tavole.
All’uscita da Villatalla, mentre attraversavamo il ponte,
scorgemmo a distanza una folla di gente. Ci avvicinammo.
Sei bare di Sei partigiani caduti sfilavano davanti a noi
precedute da un grande drappo bianco.
I nostri compagni morti ci venivano incontro portati a braccia
dal popolo per il quale erano caduti. Compagni che qualche
giorno prima avevano diviso con noi i pericoli, il pane, il sonno".






