L'Amarcord - 18 aprile 2026, 14:52

L’AMARCORD DEL SABATO. Aprile 1979, tragedia sull’Autofiori. Tir sbanda e travolge tre auto: perde la vita l’ex calciatore azzurro Paolo Barison

Muore anche il papà della showgirl Antonella Elia. L’allenatore del Torino Gigi Radice salvato in extremis

L’AMARCORD DEL SABATO. Aprile 1979, tragedia sull’Autofiori. Tir sbanda e travolge tre auto: perde la vita l’ex calciatore azzurro Paolo Barison

In un terribile incidente automobilistico, che avviene nei pressi del casello autostradale di Andora, perde la vita l’ex calciatore azzurro Paolo Barison, osservatore tecnico del Torino . Sull’auto, assieme a lui, anche l’allenatore del Torino Gigi Radice, che si salva per miracolo, grazie soprattutto a un grande intervento chirurgico, durato oltre cinque ore, messo in atto dai medici dell’ospedale di Imperia, dove il trainer era giunto con la vita appesa al filo. “Tocca a lui, questa volta, vincere la partita più importante: nessuno può aiutarlo. Ora è da solo a combattere contro la morte. Povero Gigi, che brutta botta”. 

Nella sala d’aspetto vicina alla sala operatoria del terzo piano del nosocomio imperiese parla Edoardo Traversa, fratello del vice presidente del Torino. Non  riesce a darsi pace. Sono momenti frenetici,  la notizia della morte di Barison è ancora ignota a tutti. “Perché non escono - ripete  Traversa fissando la porta sbarrata che immette nel corridoio della sala operatoria - perché nessuno ci dà notizie del nostro Gigi?”.

Radice era entrato in sala operatoria alle 11.15. “Le sue condizioni - confermano i barellieri della Croce Rossa che avevano effettuato il trasporto - sono disperate”.
Il coach granata era giunto all’ospedale di Imperia privo di conoscenza. Perdeva sangue dalla gola, dal torace e dalle gambe. Il chirurgo, dottor Novaro non perde tempo, lo sottopone immediatamente a un lungo e delicato intervento. Nella saletta d’attesa i minuti sembrano non passare mai. Alle 14 giunge come una mazzata la notizia del decesso di Paolo Barison. “Lo abbiamo trovato semi carbonizzato”, dice in lacrime frettolosamente un infermiere. Edoardo Traversa ha un sussulto. “No, non può essere. Povero Paolo, ma perché? Un po’ è anche colpa mia, non potrò mai perdonarmelo. Radice era venuto a passare le vacanze con la famiglia a casa mia, a Ospedaletti. Con Barison e tutti gli altri avevamo festeggiato Pasqua da Mirko Ferretti, a La Mortola Superiore, tra Ventimiglia e la Francia. Eravamo felici. Stamane ho accompagnato Gigi a Sanremo. Barison era lì ad aspettarci. Sono rimasto un po’ con loro, poi sono partiti con l’auto per Torino. Guidava Gigi. La moglie Nerina era partita mezz’ora prima in treno per Chiavari. Doveva andare a prendere i bambini e poi raggiungere il marito a Torino. Invece...”

Alle 14 la porta bianca della sala operatoria si apre ed esce il dottor Novaro. “Le condizioni del ferito - dice - sono molto gravi. Abbiamo dovuto drenare il torace. Ha diverse costole fratturate. Adesso tocca all’ortopedico, il dottor Lanteri. Radice ha il ginocchio sinistro e la mano fratturati. Non posso dire niente di più, bisogna aspettare, ci vuole pazienza”. Il primo intervento è durato quasi tre ore. Uscito il dottor Novaro nella sala operatoria entra l’ortopedico Lanteri. C'è anche il professor Francesco Alonzo. Per alcuni minuti c’è un via vai convulso di infermieri e medici. Arrivano altre bombole d’ossigeno. Poi di nuovo il silenzio. Verso le 15 giungono altri colleghi, anche qualche tifoso che vorrebbe sapere. Il centralino dell’ospedale è intasato di telefonate. Telefonano da Torino, Milano, Roma, Genova, da tutt'Italia. Sono amici, colleghi, giocatori, tifosi dell’allenatore granata e del povero Barison. Traversa da Imperia telefona al fratello e al presidente, Orfeo Pianelli. “Da Torino sono partiti pochi minuti fa Bonetto e altri dirigenti. La signora Nerina è stata rintracciata e avvertita. Anche lei sta venendo qui…”. Compaiono allora il direttore sanitario Tagliasacchi e il radiologo, professor Oranger. “Si sta facendo tutto il possibile – dicono - le ferite però sono molto e la situazione clinica è molto delicata”. Alle 16.45 la sala operatoria si anima, accorrono gli infermieri. La porta si apre e appare la barella con sopra Gigi Radice. “Fate largo, fate largo”, invitano con fermezza i medici. Radice è ancora sotto l’effetto dell’anestesia. Il volto è piagato da ustioni, un grosso cerotto copre la parte sinistra del collo. Ha una ferita anche al naso. Dal lenzuolo spunta il braccio sinistro operato. Pochi secondi e la barella sparisce sull'ascensore. Lo portano al quinto piano. Il dottor Lanteri lo accompagna in camera, la numero 463. Edoardo Traversa gli è accanto e non lo abbandonerà più un attimo. “Oltre l’emopneumotorace sinistro ha la mano e il ginocchio sinistri spezzati - dice il dottore – oltre all’anca destra lussata. La prognosi è riservatissima. Bisogna aspettare almeno 48 ore”.
All'ingresso dell'ospedale si è intanto radunata una piccola folla. Alle 19.15 arrivano la signora Radice, Bonetto e altri dirigenti del Torino. La donna è in lacrime. Con una mano si chiude la bocca. “Portatemi da Gigi - mormora con un filo di voce - presto, vi scongiuro…”.·
 

La mattinata del 17 aprile 1979 era stata piovosa. All’improvviso, sull’Autofiori, nel tratto compreso tra Andora e Albenga, il dramma. Un tir carico di autovetture diretto a Sanremo, uscendo dalla galleria sbanda e invade la corsia opposta, andando a travolgere nell’ordine tre auto: sulla prima viaggia l’avvocato Enrico Elia, 56 anni, padre di Antonella, futura showgirl e conduttrice televisiva, con a bordo la compagna Paola; sulla terza al volante c’è proprio Radice, Barison passeggero. Sia Elia sia Barison moriranno.
Tornando a Radice, grazie all’equipe sanitaria imperiese, l’allenatore granata – qualche giorno più tardi – sarà dichiarato fuori pericolo. Lo verranno a trovare in tanti, tra calciatori ed ex, dirigenti come Italo Allodi e allenatori come Giovanni Trapattoni.

Giorgio Bracco

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