In precedenti occasioni si è avuto modo di ricordare la presenza di ebrei di diversa provenienza nel Ponente ligure fin dall'Antichità, addirittura prima dell'epoca romana. Nel XV secolo si segnala, in particolare, l'esistenza in Riviera di medici ebrei e di mercanti ebrei interessati all'acquisto di limoni e di palme per le liturgie giudaiche da destinarsi alle comunità del Nord Europa.
Un medico ebreo era stipendiato dal Senato di Sanremo con competenze di vigilanza sulla pubblica igiene, ma anche di consulenza sanitaria a privati e a istituzioni. Questo medico, di nome Abraham, già di origine sefardita, era in contatto con la sinagoga di Narbone e si preoccupava della purezza dei riti svolti dagli ebrei locali ed in genere di tutto l'arco territoriale che andava da Nizza ad Albenga.
Il medico, non di rado, si spingeva anche a Porto Maurizio e ad Oneglia per consulenze di erboristeria. Sia prima che dopo l'esodo degli ebrei dalla Spagna, in Liguria, nonostante i pregiudizi del tempo nei confronti della popolazione ebraica, vigeva un clima di discreta tolleranza nei territori del Genovesato, favorita dall'atteggiamento illuminato adottato da Genova per via della pluralità di fedi e di opinioni che trovava accoglienza presso la Superba anche grazie alla sua vocazione mercantile ed universalistica esercitata in tutto il Mediterraneo (circostanza confermata anche nella fase più acuta dei processi di stregoneria e di eresia).
In particolare a Porto Maurizio il passaggio di cittadini ebrei avveniva grazie ai contatti che, tramite le locali autorità genovesi reggenti, la città aveva direttamente con Genova. Di conseguenza ebrei maghrebini, spagnoli e non di rado del Centro e Nord Europa affluivano in prevalenza a Porto Maurizio da Genova. Ad Oneglia nel corso del XV secolo e del XVI secolo gli arrivi di ebrei, invece, erano più numerosi dal Piemonte attraverso le valli soprastanti il borgo. A partire dal 1492, tuttavia, gli ebrei sefarditi intensificarono il loro arrivo dalle nostre parti; a seguito della cessione ai Savoia, grazie anche al sostegno finanziario garantito ad Emanuele Filiberto da parte di banchieri ebrei, il borgo di Oneglia (e le zone limitrofe) divenne meta anche di banchieri e di medici ebrei lusitani in viaggio verso Firenze e Livorno.






