Per gli imperiesi, la data del 14 ottobre 1994 resterà impressa a lungo: mai, in città, almeno nell’ultimo mezzo secolo, si era vista tanta gente in piazza, a protestare. L’occasione fu lo sciopero generale contro la proposta di Legge Finanziaria per il 1995, in particolare per i tagli previsti al sistema pensionistico e le politiche economiche del governo, allora ipotizzati dal governo Berlusconi, in carica da pochi mesi. Una manovra economica considerata iniqua dalle parti sociali per una mobilitazione di massa senza precedenti, indetta all’unisono da Cgil, Cisl e Uil. Fu, anche a Imperia, l’inizio di un autunno caldo, una forte risposta popolare contro i tentativi di riforma delle pensioni promossi dall’esecutivo che evidenziava una profonda spaccatura tra governo e sindacato confederale.
Ma torniamo a quel venerdì imperiese di ben 32 anni fa. Oltre 3 mila, forse addirittura 4 mila i partecipanti al corteo, accompagnata da una fortissima astensione dai luoghi di lavoro. “Meglio di così non avrebbe potuto andare. La risposta di lavoratori, pensionati e studenti alla manovra finanziaria del governo Berlusconi è stata ferma, compatta e composta”, commentarono gli allora segretari provinciali Enrico Torelli (Cgil), Vittorio Panizza (Cisl) e Salvatore Caronia (Uil). Trasporti (autobus e treni) bloccati per quattro ore, dalle 10 alle 14, industrie ferme (con percentuali molto elevate a Sasso, Sairo e Kernel), banche e uffici postali chiusi, gran parte delle scuole inattive, pubblico impiego semi paralizzato, con punte di astensione dell’80 per cento. La manifestazione vide la concentrazione in piazza Bianchi, dove a parlare fu Pasquale Rossetti della Uil, segretario nazionale dei tessili.
“Quella di oggi è una civile, ma forte e decisa protesta. La provincia soffre da sempre pesanti carenze: ha 90 mila pensionati, che percepiscono in media 800 mila lire al mese, ha 17 mila iscritti all’ufficio di collocamento e 1.300 lavoratori nelle liste di mobilità”, sbottò Panizza. “Siamo in molti qui, oggi, per esprimere dissenso e rabbia. Ma altri sono vicini, con il pensiero e con l'intelligenza”, aggiunse Torelli. Il serpentone percorse il centro storico di Oneglia (via Bonfante, piazza Dante, via Belgrano, via Des Geneys), per poi dirigersi lungo via Matteotti sino alla Prefettura, qui una delegazione venne infine ricevuta dal massimo rappresentante provinciale del governo. Un fiume colorato di palloncini, cartelli, striscioni, disegni. Allievi infermieri, portuali e pensionati in prima fila; anziani con fischietto in bocca e grida contro il Cavaliere: “Berlusconi, ladro di pensioni”.
Il corteo fu gigantesco: quando la testa comparve davanti alla Standa (oggi Oviesse) la coda era ancora in via Amendola. Tanti i sindaci invitati, non tutti quelli presenti. Romano Bianchi (Badalucco), Rodolfo Amadeo (Borgomaro), Teresio Vigo (Cervo), Giuseppe Garibaldi (Cipressa), Gianni Allegro (Ranzo), Ennio Semeria (Rezzo), Luigi Collecchia (Rocchetta Nervina), Claudio Berlengiero (Ventimiglia), Luigi Collecchia (Rocchetta Nervina) facevano parte del gruppo di protesta.
Claudio Scajola, assente, inviò comunque un fax di adesione. “Il Comune di Imperia è al fianco dei lavoratori che scioperano per affermare i loro legittimi diritti”. Tanti, come detto, i cartelli e gli slogan. Alcuni, oggi, fanno un po’ sorridere ma inducono a più di una riflessione. “Non siamo ballerine: non siamo a Canale 5 o Italia 1”, “Berlusconi, attento: ancora Fischia il vento”, “Grazie Berlusconi, ci hai reso la voglia di lottare”.






