Imperia dà l’addio a Francesco Amoretti, 95 anni, ultimo “cap hornier” del capoluogo. Con la sua scomparsa cala così il sipario su una mitica epopea rivierasca della marineria a vela, di cui Amoretti era uno tra gli esponenti più significativi.
Da giovane aveva doppiato per ben tre volte, a bordo di un veliero, il terribile Capo Horn, estrema punta meridionale del continente americano, proseguendo poi la carriera marittima come marinaio, cuoco, cambusiere, imprenditore a bordo di bastimenti a vapore. Lucido sino all’ultimo, amava spesso rievocare i tempi di una volta, rammentando avventure e disavventure di un’era, quella dei grandi velieri, ormai tramontata.
Era stato festeggiato due anni fa in occasione del convegno a Imperia degli ultimi “cap hornier”: secondo la tradizione, il suo nome verrà rievocato anche a Saint-Malo, in Bretagna, nel corso di quello che sarà probabilmente l’ultimo convegno di questi marinai della vela il cui numero è ormai ridotto al minimo, in tutto il mondo. Secondo i dati forniti dal comandante Flavio Serafini, segretario della associazione dei caphornier, in provincia di Imperia ne resterebbero soltanto un paio.
A Imperia, Francesco Amoretti era conosciuto con il soprannome di Chin. Lo si vedeva spesso, da solo nonostante l’età avanzata, al Caffè Vittoria. Lì trascorreva qualche ora, spesso rievocando le drammatiche traversate oceaniche. “Un angolo di mare dove si è consumata la più grande tragedia della marina mercantile mondiale”. Questa la definizione di Capo Horn che diede Flavio Serafini, allora direttore del Museo Navale Internazionale di Imperia e ultimo segretario della sezione italiana dell’Amicale Internationale des Capitaines au Long Cours Cap Horniers, l’associazione che riuniva i comandanti delle navi commerciali a vela che avevano doppiato Horn.






