Attualità - 28 marzo 2026, 16:27

Energia, CNA Imperia lancia l’allarme: “Costi fuori controllo, a rischio migliaia di piccole imprese”

Bollette fino al 30% dei costi e oltre 20mila attività coinvolte in provincia

Energia, CNA Imperia lancia l’allarme: “Costi fuori controllo, a rischio migliaia di piccole imprese”

Non è più un’emergenza temporanea, ma una crisi strutturale destinata a lasciare segni profondi sul tessuto economico locale. CNA Imperia accende i riflettori sull’impatto dei costi energetici, denunciando una situazione sempre più difficile per le piccole imprese del territorio.

Secondo i dati dell’associazione, il problema ha ormai assunto dimensioni rilevanti non solo a livello locale, ma nazionale. Sono circa 300mila le piccole imprese più esposte ai rincari, con un impatto potenziale fino a 30 miliardi di euro annui in caso di crisi prolungata.

Il peso sulla provincia di Imperia. Se il quadro nazionale è preoccupante, quello ligure – e in particolare imperiese – lo è ancora di più. In Liguria operano oltre 160mila imprese, di cui più del 95% sono micro e piccole realtà. Nella sola provincia di Imperia si contano circa 20mila attività, concentrate soprattutto nei settori dei servizi, dell’artigianato, del turismo e delle attività alla persona.

Proprio questi comparti risultano oggi tra i più esposti, perché caratterizzati da margini contenuti e da una forte incidenza dei costi energetici.

Per molte attività – come lavanderie, estetiste, ristoranti, officine e aziende di trasformazione alimentare – le bollette hanno ormai raggiunto livelli critici, arrivando a incidere tra il 20% e il 30% dei costi complessivi, con punte ancora più elevate.

Un territorio fragile. A rendere il quadro ancora più complesso contribuiscono le caratteristiche strutturali del territorio: isolamento infrastrutturale, costi logistici più alti rispetto ad altre regioni, forte dipendenza dal turismo e una marcata stagionalità dei ricavi. Elementi che, combinati con l’aumento dei costi energetici, mettono sotto pressione la sostenibilità stessa delle imprese locali.

“Qui non siamo più di fronte a un problema congiunturale – sottolinea il segretario di CNA Imperia, Luciano Vazzano – ma a una crisi strutturale che rischia di travolgere il nostro sistema economico. Le piccole imprese stanno sostenendo costi energetici fuori controllo mentre margini e fatturati restano sotto pressione. È una situazione insostenibile.”

Il nodo delle politiche energetiche. Nel mirino dell’associazione anche le politiche nazionali, ritenute insufficienti ad affrontare una crisi di questa portata. “Negli ultimi anni è mancata una strategia energetica capace di proteggere davvero il sistema produttivo diffuso – prosegue Vazzano –. Le piccole imprese non possono continuare a essere l’anello debole su cui scaricare inefficienze e ritardi del sistema Paese.” Una critica che si inserisce in un contesto più ampio, dove il caro energia si intreccia con competitività, produttività e tenuta dei territori.

Il rischio: chiusure e desertificazione. L’allarme lanciato da CNA è chiaro: senza interventi concreti e strutturali, il rischio è quello di una progressiva chiusura di attività, con effetti diretti su occupazione e coesione sociale. “Se chiudono le piccole imprese – avverte Vazzano – non perdiamo solo produzione, ma anche servizi, lavoro e sicurezza economica. In una provincia fragile come la nostra, questo significa desertificazione.”

Le richieste. CNA Imperia chiede un cambio di passo deciso da parte di Governo e Regione Liguria. Tra le priorità indicate: la riduzione strutturale del costo dell’energia, il taglio degli oneri in bolletta, misure dedicate alle piccole imprese energivore “di fatto”, oggi escluse da molti strumenti, e un rafforzamento degli incentivi per l’efficienza energetica e l’autoproduzione.

A questo si aggiunge la necessità di politiche mirate per territori fragili come la Liguria, penalizzati da condizioni infrastrutturali e logistiche particolari. “Serve una scelta politica netta – conclude Vazzano –: o si mette al centro il sistema delle piccole imprese, oppure si accetta il declino economico dei territori.” Un messaggio che va oltre il dato economico e che chiama in causa il futuro stesso del tessuto produttivo locale.

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