“Imperia ha affitti troppo bassi: ci sono famiglie, tante famiglie che pagano ancora 8 mila lire al mese”. A gettare il sasso nello stagno è Emilio Soraci, presidente dell’Associazione Piccoli Proprietari di Case. Una frase destinata a sollevare un polverone di polemiche.
“Le case qui costano di più ma rendono di meno”, incalza Soraci. “Anche i prezzi di parecchi negozi sono bloccati ad alcuni anni fa”. Non si è fatta però attendere la piccata replica del sindacato Sunia, che rappresenta gli inquilini. “Sono casi sporadici, più unici che rari”. “Imperia detiene il triste primato degli sfratti, o meglio del numero degli sfrattati in rapporto all’entità della popolazione, come risulta dal recente studio del ministero degli Interni: sono stati 30 nel mese di gennaio, uno ogni 1.395 abitanti. Ma è anche vero che gli inquilini pagano il minor affitto di tutti, in Italia”, precisa Soraci. Che snocciola anche esempi. “In via Cascione, la principale strada di Porto Maurizio, c’è gente che paga 8 mila lire al mese: logico che, a fine anno, avrà lo sfratto. La stessa situazione si verifica a Oneglia, nella centrale via De Geneys, con vista panoramica sul porto: qui gli alloggi si trovano a somme che oscillano dalle 20 alle 30 mila lire mensili. Al Parasio e alla Marina di Porto, meta di turisti italiani e stranieri, c’è chi se la cava con 30 mila lire, salvo poi riaffittare l’alloggio per l’estate a 700 mila lire al mese”.
Soraci cita poi un altro caso emblematico. “Un grande magazzino, sull’Argine Destro del torrente Impero, è bloccato dal '78 a 160 mila lire al mese, ma l'inquilino, per andarsene, chiede 8 milioni di lire, pari a 50 mensilità. Il proprietario, inoltre, per rimettere a posto il locale avrà una spesa di 4 milioni di lire”. Per il presidente Soraci, insomma, è questa la ragione per cui Imperia ha la maggior quantità di sfrattati: “Qui le costruzioni, di solito, costano il 30 ed anche il 40 per cento in più rispetto ad altri capoluoghi di provincia, ma nella nostra città rendono di meno, soprattutto se affittati a equo canone”, precisa. “All’estero, dalla Francia alla Svizzera, dalla Germania al Belgio, i fitti degli appartamenti assorbono tra il 25 e il 30 per cento dello stipendio: la cifra corrispondente, in Italia, dovrebbe quindi variare mediamente tra le 200 e le 350 mila lire mensili. Si tratterebbe di somme ragionevoli, ma sinché durano canoni di locazione cosi esigui, gli sfrattati sono destinati a crescere ancora”.
La situazione, quindi, è grave. “L’avevo prevista tre anni fa - conclude Soraci - allora avevo incolpato, non solo l’equo canone, ma anche l’amministrazione comunale di Imperia per aver ceduto alle pressioni degli inquilini, ed aver incluso i centri storici di Oneglia e Porto Maurizio nelle zone di degrado, e parte delle nuove costruzioni della cintura in località periferica”.
Ugo Caneto, segretario provinciale del Sunia, non condivide la posizione di Soraci. “I casi sollevati dall’Appi costituiscono un’eccezione - dice - affitti così bassi esistono, ma sono applicati, come prevede la legge, solo su case molto vecchie e prive di servizi igienici. Sono pochissimi, tuttavia, mentre il vero problema è il 'nero'': ogni giorno veniamo a conoscenza di esorbitanti richieste, 3-4 milioni di lire come anticipo, e affitti mensili di 300-400 mila lire con rilascio di ricevute fasulle, di importo sensibilmente inferiore. Non siamo certamente contrari alla ristrutturazione degli alloggi fatiscenti, purché all'inquilino venga garantita una sistemazione alternativa e adeguata. Non c’è da stare allegri: sono centinaia e centinaia, ormai, le disdette che presto diventeranno esecutive”.






