Cronaca - 17 marzo 2026, 07:05

VERSO IL 21 MARZO. Alberto Lari agli studenti: la lotta alla mafia tra memoria e difficoltà di oggi

Il procuratore capo racconta la sua carriera: “Non potevo fare altro che il magistrato nella mia vita"

VERSO IL 21 MARZO. Alberto Lari agli studenti: la lotta alla mafia tra memoria e difficoltà di oggi

“Non potevo fare altro che il magistrato nella mia vita”. È una confessione personale, quasi intima, quella con cui il procuratore capo Alberto Lari ha aperto il suo incontro con gli studenti del Vieusseux, ieri sera, in un appuntamento introdotto da Maura Orengo, referente territoriale di Libera, prima della partecipazione alla fiaccolata “Verso il 21 marzo”.

Un dialogo diretto, tra esperienza personale e riflessioni pubbliche sul presente, in cui Lari ha ripercorso le tappe principali della sua carriera, partendo dalla prima nomina come sostituto procuratore a Marsala, in Sicilia, all’indomani delle stragi di mafia di Falcone e Borsellino. “Una scelta arrivata un po’ per caso, fatta mesi prima delle stragi per la verità. Ma poi l’entusiasmo mi ha completamente contagiato e me lo sono portato dietro tutta la vita”, ha raccontato.

Da lì il ricordo dei primi processi e dell’impatto con la realtà della criminalità organizzata. “A partire dal mio primo processo, quello alla mafia di Partanna, che si basava sulle dichiarazioni di una collaboratrice legata a Rita Atria, ormai morta suicida”. L’incontro con gli studenti si è poi spostato su temi più vicini al territorio, in particolare sulla presenza mafiosa nella provincia di Imperia, argomento su cui i ragazzi hanno lavorato in un progetto di studio. Una delle domande ha riguardato come sia cambiata la situazione negli ultimi anni, dopo le operazioni che hanno portato alla luce reti e interessi della criminalità organizzata.

“Devo essere sincero — non lo so… non lo so”, ha risposto Lari con franchezza. “Tutti gli episodi eclatanti compiuti dai Pellegrino avevano attirato l’attenzione delle forze dell’ordine. Ma se tu sei un mafioso vero devi importi come mafioso senza bruciare i camion è stato detto dai capi”.

Il procuratore ha ricordato come  i boss avessero capitali praticamente illimitati, grazie soprattutto al controllo del traffico di droga e ai rapporti diretti con i capicosca del Sud. Un sistema economico criminale capace di garantire risorse enormi e una presenza capillare sul territorio.

Oggi però, ha spiegato, il quadro del contrasto alla mafia è diventato più complesso. Anche perché il lavoro investigativo si scontra con problemi strutturali sempre più evidenti. “L’attività investigativa è limitata: c’è una grave carenza di personale. Le indagini hanno un costo enorme dal punto di vista umano e lavorativo”, ha spiegato, sottolineando come negli anni le risorse dedicate alla lotta alla criminalità organizzata si siano ridotte.

Una difficoltà che riguarda anche il coordinamento delle indagini con la Direzione distrettuale antimafia di Genova, dove comunque – ha ricordato – inchieste e attività investigative non sono mancate, anche se il sistema nel suo complesso rischia di restare indietro rispetto all’evoluzione delle organizzazioni criminali.

L’incontro si è chiuso con un monito forte, rivolto soprattutto al clima politico e mediatico che spesso circonda il lavoro dei magistrati. “Attenzione ad attaccare sempre la magistratura. Siamo sicuri che il magistrato sbagli sempre, come autorevoli personaggi politici dicono?”.

Un invito alla riflessione, rivolto ai giovani ma non solo, sul ruolo della giustizia e sul valore del lavoro di chi combatte ogni giorno contro la criminalità organizzata.

Diego David

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