A Biot, paesino dell’entroterra della Costa Azzurra a 20 minuti d’auto Antibes, a metà strada tra Nizza e Cannes, si parla...imperiese. Camminando per le sue stradine, infatti, si possono incontrare tra gli abitanti locali discendenti con cognomi tipici ponentini e molti, soprattutto i più anziani, capaci di parlare - oltre al francese e l’italiano – il dialetto imperiese.
Come mai? Per rispondere a questa domanda bisogna risalire addirittura al 1470, in virtù di un editto reale tramite il quale a una quarantina di famiglie di Oneglia e Porto Maurizio venne concesso di trasferirsi a Biot, la cui popolazione era stata decimata da un’epidemia di peste nera. Di questo lontano passato è ancora possibile trovare qualche traccia in paese: porta tra l’altro cognome Novaro uno dei più noti maestri vetrai. Biot, nel suo piccolo, è ricco di vari motivi d’interesse artistico e paesaggistico.
C’è il grande museo nazionale dedicato a Fernand Léger, pittore innovatore morto a Biot nel 1955 a 74 anni. Sono esposte 348 opere, che permettono di farsi un’idea della sua attività e della sua evoluzione dal 1904 in poi, non soltanto nella pittura ma anche nella ceramica, scultura ed arazzi. Il museo è frutto di un atto d'amore: è stato infatti voluto dalla vedova, Nadine Leger, sposata soltanto tre anni prima di morire: la donna acquistò una vasta estensione di terreno vicino a Biot e qui fece erigere l’opera, un monumento dedicato alla memoria del marito. La facciata è dominata da un mosaico in ceramica di quasi cinquecento metri quadrati, che celebra gli sport.
All’interno sono esposte le opere concesse da Nadine, che ha poi fatto donazione del tutto allo Stato: si va dal periodo dell'Impressionismo dei primi anni del secolo alle grandi composizioni degli ultimi anni che celebrano, nel tipico e personalismo stile di Léger, la civiltà industriale e la gioia di vivere. L’influenza artistica ed estetica di Léger è viva anche nella intensa produzione ceramica e in vetro soffiato, fatta dagli artigiani locali, noti per le tonalità azzurre e bianche conferite alle loro originalissime opere.
Merita una visita la Chiesa di Santa Margherita, di lontane origini romane ma più volte rimaneggiata. Da vedere il polittico della Vergine del Rosario, 1510, attribuito a Ludovico Brea, nizzardo. Il Cristo flagellato, è attribuito invece al Canavesio. Nella storia di questa chiesa esiste una curiosa vicenda: risale al 1699 quando il vescovo di Grasse fece cancellare “per indecenza” una serie di pitture murali antiche.






