Un futuro apparentemente perfetto, dove le crisi globali sono state superate e le decisioni non vengono più lasciate all’incertezza umana. È questo il mondo immaginato in L’età del cristallo, il primo romanzo dell’imperiese Massimo Merlino: un’opera autoprodotta che unisce narrativa, riflessione politica e suggestioni distopiche.
Il progetto nasce alcuni anni fa, mentre l’autore studiava Scienze Politiche. "Mi sono appassionato ai temi della tecnocrazia e ho sentito il desiderio di riproporli in forma narrativa - racconta Merlino-. Non volevo scrivere un testo tecnico, ma un romanzo capace di far riflettere il lettore". La scelta di riprendere gli studi in età adulta è stata un passaggio importante: "Ricominciare l’università mi ha fatto riscoprire una passione che avevo da ragazzo, quella per la scrittura. Ma con una consapevolezza diversa: da adulti si affrontano gli studi con più spirito critico e con la capacità di collegare ciò che si studia con quello che accade nel mondo".
Da queste riflessioni nasce il romanzo. Il titolo richiama le grandi fasi evolutive della storia umana, come l’età della pietra o quella del bronzo. In questo caso, però, il materiale simbolico scelto è il cristallo. "Rappresenta qualcosa di prezioso ma anche estremamente fragile - spiega Merlino -. È una metafora della democrazia: un sistema di grande valore che però può rompersi facilmente nel momento in cui decidiamo di rinunciarvi".
Nel mondo immaginato, la società è guidata da modelli predittivi e sistemi tecnologici capaci di prendere decisioni con una precisione che nessuna democrazia imperfetta avrebbe mai potuto garantire. Non si tratta di un regime imposto con la forza, ma di un sistema che convince progressivamente i cittadini a delegare sempre più responsabilità. Il protagonista, Alex, è un professore di socializzazione che vive in una società in cui anche le relazioni umane sono state ottimizzate dal sistema. La morte del nonno lo porta però a scoprire un’eredità inattesa: uno chalet isolato tra le montagne e una serie di libri annotati. Tra quelle pagine emergono collegamenti tra eventi storici che Alex aveva sempre considerato inevitabili. Mentre ricostruisce il lavoro segreto del nonno, il sistema comincia lentamente a registrare le sue deviazioni. In questo mondo, infatti, ogni comportamento diventa un dato.
Pur essendo ambientata nel futuro, la storia si basa su eventi reali della storia recente. Nel romanzo vengono richiamati momenti di grande tensione globale della storia contemporanea. Secondo l’autore, i pilastri del futuro immaginato nel romanzo non sono così lontani. "Il libro è ambientato in un’epoca futura, ma le basi di quel mondo le stiamo costruendo oggi".
L’età del cristallo è il primo capitolo di una trilogia. Il finale lascia volutamente aperti interrogativi che verranno sviluppati nei prossimi libri. "Il mio obiettivo -conclude l’autore -non è dare risposte definitive. Vorrei che il lettore arrivasse all’ultima pagina con una scintilla: la consapevolezza che molte scelte collettive le facciamo senza renderci conto delle conseguenze".






