Quando la dieta mediterranea faceva scuola (e proseliti illustri) in tutto il mondo.
Era l’anno 1983 e, nel mese di marzo, Imperia sarebbe diventata – grazie all’organizzazione di un prestigioso convegno internazionale – la capitale mondiale dell’alimentazione salutare. Un centinaio di partecipanti provenienti da ogni parte del pianeta da una ventina di Paesi, diedero quindi vita a un simposio storico. L’evento - “che non è gastronomico né sponsorizzata dall’una o dall’altra azienda ma ha carattere altamente scientifico” , spiegò l’allora (e attuale) sindaco, Claudio Scajola – offrì anche momenti di curiosità (tra tutte la relazione del professor Pini dell’università di Bologna circa “un supermarket esistente a Imola già alla metà del Trecento" e quella del professor Nebbia dell’università di Bari sulla storia delle frodi alimentari).
La riscoperta della dieta mediterranea, antica e imperniata sulla pasta e sull’olio di oliva (due specialità appunto, imperiesi), che sembrava travolta dalla propaganda per nuove forme di alimentazione, si presentò invece attualissima, sia in America che nel Nord Europa: la migliore soluzione al problema alimentare. “Cosa mangeremo nel 2000?”. A questa stimolante domanda cercò appunto di dare una risposta il convegno, nell’ambito di un tema più generale - “Cultura e storia dell’alimentazione” - in programma a Imperia dall’8 al 12 marzo 1983. Promosso dal Comune e organizzato da Camera di Commercio, Provincia e Regione, si tenne al teatro Cavour. Antropologi, dietologi e storici operanti negli atenei di Brasile. Francia, Germania, Giappone, Grecia, Olanda. Portogallo, Spagna e Stati Uniti, oltre che, naturalmente, Italia, si confrontarono su temi inerenti “il cibo e il sogno”, “alimentazione e storia”, “cultura e modi di alimentazione-cereali, olio e vino”, “la dieta mediterranea”.
“Dietologi e scienziati sono d’accordo: quello che mangiano da secoli i popoli del Mediterraneo è la tesi ideale per vivere a lungo, in armonia con il proprio corpo”, confermò il professor Giovanni Rebora, titolare di Storia economica e Storia agraria medievale presso la facoltà di lettere di Genova. Secondo i dietologi statunitensi ed europei, la dieta naturale di Calabria, Lucania e Liguria è quella giusta, essendo legata alla terra e ai suoi frutti, non sovraccarica di proteine, imperniata su prodotti secolari della coltura mediterranea, come il grano, la vite, l'olivo, il peperoncino rosso e il basilico. “Questo regime alimentare, da noi spesso considerato solo come una necessità socioeconomica, è in definitiva, per gli esperti, il migliore alleato delle arterie del nostro organismo”, disse il compianto Gianni Cozzi, allora presidente della Camera di Commercio.






